Questo sito contribuisce alla audience di

La città verrà distrutta all'alba, recensione

Analizziamo il remake diretto da Breck Eisner del film di Romero del 1973: tanto spettacolo, poca sostanza.

the craziesDi solito evito i remake come la peste nera, a meno che non sia costretto a vederli per motivi professionali. Questa volta, spinto dai discreti riscontri critici, ho voluto tentare l’azzardo, e pormi alla visione di La città verrà distrutta all’alba, il rifacimento targato Breck Eisner del grande classico di George Romero datato 1973. Il risultato non è stato propriamente entusiasmante.

La nuova versione di The Crazies parte piuttosto bene, tanto che il primo quarto d’ora risulterà alla fine il migliore. Il regista riesce con buona efficacia a costruire un clima sospeso, e di kinghiana memoria, entro cui la tranquilla vita di una piccola comunità rurale è all’improvviso sconvolta da inusitati attacchi di rabbia che colpiscono alcuni abitanti. Un uomo invade un campo da baseball con un fucile, il capo della polizia locale gli intima di fermarsi e poi lo uccide, i familiari della vittima lo accusano, lui si strazia nel senso di colpa, la pace ovattata del microcosmo va a farsi benedire, e la tensione sale.

Peccato, però, che all’alba del 2010 lo spettacolo caciarone e fine a se stesso debba quasi sempre trionfare indisturbato, ed ecco infatti che Eisner si lascia prendere la mano, troppo e troppo in fretta: in pochi minuti gli eventi precipitano, e inizia una sarabanda urlata e fors’anche cialtronesca nella quale assistiamo a inseguimenti e fughe adrenaliniche, assalti ai sopravvissuti e fantomatiche vie di salvezza, spari e tradimenti, assedio e propagazione del virus, macchine che rotolano sull’asfalto e protagonisti che sembrano supereroi indistruttibili e immortali, fino all’ovvia risoluzione finale.

the crazies

Questo remake, dal punto di vista prettamente narrativo, cerca di mantenersi abbastanza fedele all’originale romeriano; è lo spirito, però, a fare fagotto, perchè qui si punta tutto sull’aspetto ludico e di pronta ricezione, a discapito della fondamentale componente politica e anticonformista presente nel film del 1973. Tutto è già visto, tutto è prevedibile, e i sottotesti scompaiono, fagocitati dallo show.
Peccato, perchè qui e là buone intuizioni ci sono, come ad esempio le soggettive della dottoressa legata alla barella, e il gesto disperato con il quale la donna per un attimo prova a raccogliere i panni stesi, come semplice gesto di apparente normalità nel caos che la circonda. Piccole idee di pregio, che avrebbero meritato uno sviluppo migliore.

A conti fatti, The Crazies 2010 è un buon film d’azione o poco più, ma il senso del vero cinema horror sta(va) da un’altra parte.