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RNFF 2010 - Godspeed

In concorso a Ravenna un solido film di sofferenza e vendetta, tra le terre dell'Alaska.

godspeed filmTra i vari film in concorso al Ravenna Nightmare 2010, merita senz’altro la giusta considerazione Godspeed, dramma oscuro diretto dall’americano Robert Saitzyk.

Abbiamo a che fare con una storia in cui il buio della mente vive e prolifera nella disperazione interiore di Charlie, un predicatore che vive in Alaska insieme alla moglie e al figlio, e prova a guarire i fedeli che gli chiedono aiuto. Un giorno, però, i suoi cari sono brutalmente assassinati, e Charlie si chiude in un doloroso isolamento, senza riuscire a inghiottire e superare il trauma. Gli anni passano, e la polizia locale non riesce a trovare i colpevoli e risolvere il caso. La svolta si ha quando una ragazza, Sarah, avvicina Charlie, e gli chiede di assistere il padre gravemente malato. Senza saperlo, a quel punto, l’uomo si troverà faccia a faccia con i carnefici della sua famiglia.

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Godspeed parte e continua per tutta la prima parte scorrendo sottotraccia, in un tono lieve, sussurrato, lento, ipnotico, senza per questo perdere di vista una traccia narrativa il cui respiro brulica sottopelle, pronto a esplodere da un momento all’altro. Lo spettatore è suo malgrado costretto a provare sulla propria pelle il dramma individuale di un uomo senza più certezze nè speranze, e subisce il riflesso dello strazio dipinto negli occhi spenti del protagonista. Quando poi il mosaico inizia a comporsi, si dipana una storia che vibra con efficacia tra il senso di colpa e il sentimento di vendetta, fino all’ineluttabile sviluppo degli eventi.

Il regista è bravo a non farsi mai prendere la mano, restando su binari stilistici soffusi nonostante l’atroce significato del racconto, e sfrutta la solitaria e misteriosa ambientazione dell’Alaska per inglobare i suoi personaggi in una spirale distruttiva al termine della quale la luce si allontana sempre più.

Solido e compatto dall’inizio sino alla fine, Godspeed convince per la sua forza espressiva, e non lascia spazio nè alla commiserazione, nè alla redenzione. La morte genera morte, e il verbo di Dio ha smarrito il sentiero della pietà.

Commenti dei lettori

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  • Francesca Giordanino

    30 Oct 2010 - 10:41 - #1
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    Bravo Alessio! Ottima analisi!
    Mi hai fatto venire una gran voglia di guardare il film al più presto.
    Complimenti.

  • Alessio G.

    30 Oct 2010 - 15:04 - #2
    0 punti
    Up Down

    Grazie Francesca, il tuo apprezzamento mi fa davvero piacere.