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RNFF 2010 - Rampage

In concorso a Ravenna il discusso Uwe Boll, con un film caotico, urlato e fasullo.

rampage uwe boll

Spesso si usa dire: “se ne parli bene, se ne parli male purchè se ne parli“. In questo senso, Uwe Boll non può certo lamentarsi, essendo perenne oggetto di discussione nella comunità horror, tra chi lo ama (pochi) e chi lo detesta (tanti). Personalmente non mi sono mai schierato nella diatriba, avendo visto soltanto due suoi lavori (House of the Dead e Alone in the Dark, pessimi entrambi), e avendo poi tralasciato gli altri.

Il suo ultimo film, Rampage, è stato selezionato per il concorso internazionale del Ravenna Nightmare 2010, e anche stavolta è difficile porsi a metà strada nel giudizio sull’opera.

Abbiamo di fronte una storia radicale, dedicata a un ragazzo stanco delle difficoltà della vita, dei piccoli soprusi quotidiani, della falsità materiale ed edonista del mondo che lo circonda, al punto che un giorno indossa una sorta di armatura da supereroe, imbraccia le armi, e scende in strada seminando il panico e massacrando chiunque gli capiti a tiro. Una strage compiuta, secondo la sua prospettiva, per aiutare gli uomini, così che possano essere liberati dal fardello delle loro fiacche esistenze. Un inferno in terra utile poi, anche e soprattutto, a ripulire un po’ il sovraffollamento di massa della società contemporanea.

Uwe Boll manca totalmente di umiltà. Crede di essere un grande regista, ed è convinto che la potenza visiva e sonora dell’immagine sia fondamentale nel governo della messinscena. Ne esce così fuori un film estremo nello stile, soffocante e davvero di difficile digestione. La macchina da presa balla disperatamente dal primo all’ultimo istante, non sta ferma un attimo, vomita e urla senza lasciare alcuna tregua al malcapitato spettatore, e accompagna un montaggio frenetico e insaziabile.

Boll crea il Caos, insieme al suo protagonista, e sembra divertirsi alquanto. Noi molto meno. Questo è cinema fracassone, baraccone, farlocco, irritante, e pure ingannevole, perchè condotto secondo una risibile morale di fondo che in realtà non trova alcuno sviluppo narrativo degno di questo nome.

Non a caso l’unica sequenza da salvare è quella del bingo, in cui perlomeno il regista mostra un minimo di ironia e riesce per un paio di minuti a stemperare il trip autoreferenziale e masturbatorio in cui invece affoga per tutto il resto del tempo.

Qualcuno ha scritto che Rampage è un capolavoro… bè, buon per lui che si accontenta di così poco. Per quanto mi riguarda, detesto la pseudo modernità videoclippara fine a se stessa, e di un prodotto così becero ne faccio volentieri a meno.