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Monsters, la recensione

La nostra analisi del fantahorror di Gareth Edwards, uno dei film più interessanti dell'anno.

monsters poster

Presentato in anteprima a Cannes e poi a Locarno, Monsters, film diretto dall’inglese Gareth Edwards, attraverso i festival e il passaparola si sta facendo conoscere sempre più, e si sta imponendo come una delle uscite più interessanti del 2010 per quanto concerne il cinema di genere.

Siamo in Messico, vicino al confine con gli Stati Uniti. Anni prima una navicella spaziale della NASA, lanciata in orbita alla ricerca di creature aliene, è tornata in stato di avaria, ed è precipitata tra le foreste centroamericane. Da quel momento, enormi mostri simili a polipi hanno iniziato a moltiplicarsi e a seminare il terrore. La zona è stata messa in quarantena, l’esercito prova a combattere gli alieni con l’uso della forza, e per chi si trova da quelle parti è ormai quasi impossibile riuscire a superare il confine per rientrare in America. Un fotografo, però, riceve il compito di scortare la figlia del suo datore di lavoro fuori dalla zona contaminata. Per riuscirci, i due affronteranno un viaggio nel cuore di tenebra dell’umanità.

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Prendete District 9, e mescolatelo con Cloverfield. Aggiungete un tocco di Jurassic Park, una manciata di Apocalypse Now, un pizzico di Werner Herzog e un granello di The Road. Frullate l’impasto, e avrete la ricetta di Monsters. Attenzione però, non fatevi ingannare, perchè non siamo di fronte a un clone esclusivamente derivativo, pronto a sfruttare le suggestioni del fantahorror contemporaneo per copiare i suoi predecessori: tutt’altro.

Gareth Edwards ama il cinema, e lo dimostra chiaramente nella passione che immette nei 90 minuti di svolgimento della sua storia, realizzata con un budget limitatissimo, una troupe ridotta all’osso, e due attori (Whitney Able e Scott McNairy) che tengono la scena spesso in solitudine. Il regista fa quasi tutto da sè, occupandosi anche della fotografia, della grafica e degli effetti digitali, attraverso una produzione tanto autonoma quanto precisa, e ci pone di fronte un film che s’interroga sulle complesse sfaccettature della società contemporanea, utilizzando gli alieni come simbolico pretesto per scavare nei meandri della non-accettazione nei confronti dell’alterità.

Monsters vive di silenzi, attese, sospensioni, rumori, tensioni sottopelle. Prevale il fuori campo, ma si resta comunque ipnotizzati dall’andamento ondivago del racconto, costellato dal profumo ghiacciato di un’Apocalisse imminente e forse ineluttabile. I due protagonisti si conoscono, si cercano, si respingono e infine si amano, affrontano l’arroganza e la cupidigia di chi dovrebbe dar loro aiuto, e si scontrano con l’abbandono, la desolazione, l’arroganza, il vuoto, l’oblio, la devastazione di una società che mira soltanto alla propria autoconservazione, combattendo il Male (presunto) con il Male (assoluto), accecata dalle logiche affaristiche.

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Edwards ha il merito, e il coraggio, di voltare le spalle a un possibile e facile teatrino di sangue, nonchè al solito mockumentary, per dirigersi invece verso la strada opposta, puntando forte sull’antispettacolarità e sulla riflessione, in perfetta antitesi con tanti cacofonici prodotti post-moderni. Una scelta a dir poco azzardata, e in effetti non semplice da digerire, ma senz’altro apprezzabile e da applaudire, in un momento in cui il cinema punta quasi soltanto a correre alle velocità della luce senza quasi mai fermarsi a pensare.

Se siete tra quelli che “che palle, non succede niente“, ecco, allora lasciate perdere e dirigetevi altrove. Se invece avete voglia e coscienza per immergervi in una visione più complessa e spirituale, Monsters è un film di notevole profondità emotiva, capace di colpire nel segno e di lasciare aperta una ferita straziante che s’insinua in un finale “mostruosamente” delicato e perfino commovente.

Perchè in fondo anche “loro”, come e più di noi, avrebbero solo bisogno di pace e amore.