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Ultracorpo, di Michele Pastrello

La nostra recensione del nuovo cortometraggio di un autore italiano di sicuro talento.

ultracorpoMichele Pastrello è uno degli autori più talentuosi del sottobosco italiano. Lo sostengo da anni, e per fortuna lui conferma ogni volta il mio pensiero. Meriterebbe vetrine importanti, e qualcuno che credesse in lui, e gli desse la possibilità di uscire dall’underground. Si sa, però, come vanno le cose in questo orribile paese, e infatti per ora il proposito non è stato realizzato.
Intanto, comunque, il giovane regista veneto continua a provarci, e dopo gli ottimi Nella mia mente (vincitore del Pesarhorrorfest) e 32 (apprezzato in ogni dove), porta avanti la sua profonda poetica con il nuovo Ultracorpo, interpretato nei ruoli principali da Diego Pagotto e Felice C. Ferrara, fotografato da Mirco Sgarzi, e scritto e montato dallo stesso Pastrello.

In 32, la metafora di fondo verteva sulla violenza perpetrata ai danni della Madre Terra, saccheggiata e stuprata senza alcuna remora dall’egoismo e dalla sete di potere della malsana società contemporanea. In Ultracorpo, l’autore prosegue con il suo cinema di denuncia, e si lega a un altro tema fondante dei nefasti tempi moderni: la non-accettazione nei confronti dell’alterità.
Prendendo spunto dall’indimenticato Cruising di William Friedkin, e citando senza paura il capolavoro fantahorror di Don Siegel, Pastrello crea una storia in cui la presa di coscienza della propria identità sessuale scatena una controversa e violenza negazione della realtà, in un rifiuto psicologico che conduce verso l’estremizzazione degli eventi.
Protagonista della vicenda un uomo qualunque, impegnato a masturbarsi davanti a filmacci hardcore di bassa lega, a coltivare maniacalmente il proprio fisico, e a cercare conforto dalla compagnia di prostitute. Sono le uniche valvole di sfogo in un’esistenza grigia, soffocante, solitaria, senza futuro, e frutto di un passato incerto che intravediamo attraverso alcuni squarci di luce, gli unici presenti nel buio piovoso della messinscena. Quando un giorno, per guadagnare qualche soldo, l’uomo va a fare una riparazione a casa di un ragazzo gay, la prospettiva delle cose muta di forma e sostanza, e i dubbi scavalcano la nebbia per bussare alle porte del suo organismo.
Il baccello siegeliano, rimasto dormiente per troppo tempo, inizia così ad aprirsi, rivelano un’entità malata che navigherà sottotraccia, sino a esplodere un attimo prima del compimento della verità.

ultracorpo

Pastrello, come sempre, dirige con mano sicura, senza tentennamenti, proseguendo la sua crociata attraverso un cinema che rifugge dalle facili catalogazioni di genere per addentrarsi nei vicoli oscuri del mondo avvelenato che ci circonda. Grazie all’intelligente uso della macchina da presa, e alla cupa fotografia di Sgarzi, la visione di Ultracorpo scorre con la giusta cautela, accompagnata da una tensione palpabile, e da silenzi interrotti soltanto dal perenne ticchettio di un orologio (come il 32), fino alla risoluzione finale, in cui sgorga il sangue ma non manca nemmeno l’ironia.

Nell’apprezzamento generale (al di là di una sequenza, realizzata con la computer grafica, non necessaria e non entusiasmante), è proprio il finale a lasciare qualche minimo dubbio: per paradosso si poteva forse osare di più, spingere ancora un po’ sull’acceleratore, e calcare ulteriormente i toni. Visto il contesto, c’era insomma spazio per pugnalare lo stomaco dello spettatore con più forza e penetrazione.

In ogni caso, ancora una volta, Pastrello conferma di avere un talento non comune. Speriamo che prima o poi qualcuno, su ai “piani alti”, se ne accorga, e nell’attesa di vederlo all’opera anche in un lungometraggio, gli raccomandiamo di continuare a crederci.

Ricordiamo inoltre che, al momento, Ultracorpo non ha ancora avuto distribuzione nè proiezioni pubbliche.

ULTRACORPO (Trailer) -coming soon- from Michele Pastrello on Vimeo.