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Black Death, la recensione

La nostra analisi di un nuovo horror storico, ambientato nel Medioevo, tra peste e stregoneria.

black death poster

La razza umana è marcia. Insegue il proprio Dio, reclama a gran voce ideali di giustizia e bontà, ma al contempo scivola senza remore nelle pieghe del sangue e della vendetta. Ce lo dice Christopher Smith nel suo ultimo lavoro, Black Death, prodotto ibrido diviso tra dramma storico e horror, con un pizzico di fantasy, ambientato nel Medioevo tra i miasmi della peste nera.

Anno del Signore 1368. La pestilenza è arrivata e ha devastato intere regioni dell’Inghilterra, decimando la popolazione e portando morte e distruzione. Un giovane monaco, sperando di ritrovare la donna amata che è stata costretta a fuggire altrove, parte insieme a un gruppo di mercenari, per condurli verso un villaggio misteriosamente risparmiato dall’epidemia. Si narra che in quel luogo la stregoneria regni sovrana, e vi abiti un negromante capace di riportare in vita i morti. Gli uomini di Dio vi scopriranno una realtà piuttosto diversa.

black death foto

Christopher Smith, già autore di horror non proprio trascendentali come Creep e Severance, e del thriller parapsicologico Triangle, abbandona questa volta la contemporaneità, per immergere lo spettatore tra i devastanti effluvi di un periodo temporale ben delineato.
Nella prima parte del film il tentativo, riuscito, è quello di dipingere con più realismo possibile l’epoca prescelta: siamo così catapultati in un mondo disgraziato, tra bubboni e ferite, lacrime e dolori, morti accatastati per le strade, fede religiosa portata fino all’estremo, credenze popolari, sporcizia e abbandono. Il tutto incastonato in una cornica narrativa che scorre in maniera lineare, senza sussulti, riuscendo comunque a creare un’atmosfera tesa e vagamente inquieta.
Nella seconda parte, invece, esplode la lotta tra Cristianesimo ed eresia, valori incrollabili e tentazioni di abiura, amore negato e squarci di battaglia, sino a giungere a un finale ben poco consolatorio.

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Black Death è un film controverso, e in quanto tale è stato accolto da giudizi contrastanti. La sostanza, comunque, ci parla di un lavoro apprezzabile, che lascia però una sensazione di parziale incompiutezza. Forse per via di un budget piuttosto risicato, gli effetti speciali sono ridotti all’osso, e i momenti di maggiore violenza sono quasi sempre lasciati fuori campo; una scelta probabilmente obbligata, ma non del tutto condivisibile. Insomma, c’era il margine per osare, e per rendere il film più estremo e sanguinario.
In ogni caso la regia di Smith risulta suggestiva e moderna al punto giusto, senza per fortuna (s)cadere nella solità autorialità farlocca da “nausea e mal di testa” tanto cara al cinema di genere attuale, e nonostante attori non certo indimenticabili (Sean Bean in primis, meglio invece la mantide Carice Van Houten), ci troviamo di fronte a una pellicola solida, capace di raccontarci, con fermezza e senza retorica, la metà oscura dell’animo umano. Ieri come oggi.

A quanto sembra, strano ma vero, Black Death sarà distribuito anche in Italia nel 2011.