"Il Divo" di Paolo Sorrentino

Premiato dalla giuria di Cannes, “Il Divo” di Paolo Sorrentino è considerato l’artefice, insieme a “Gomorra” di Matteo Garrone, della rinascita del cinema italiano. Probabilmente è una[...]

Premiato dalla giuria di Cannes, “Il Divo” di Paolo Sorrentino è considerato l’artefice, insieme a “Gomorra” di Matteo Garrone, della rinascita del cinema italiano. Probabilmente è una considerazione esagerata, ma “Il Divo” è grande cinema. Non voglio scrivere una recensione; ho scelto i primi 7 minuti del film perché in essi vi è concentrato molto delle scelte stilistiche e narrative di Sorrentino.

È sicuramente una felice scelta quella di racchiudere nei titoli di testa gli efferati delitti della stagione più buia della storia italiana. Questa prima parte, in realtà, anticipa ciò che sarà fatto vedere di nuovo durante il film secondo una scansione cronologica. Notate l’uso della musica che a un certo punto rallenta e scompare – la batteria diviene quasi un cuore che batte – prima del giro di omicidi. Sorrentino, relegando i fatti di sangue nei primi 3 minuti, ha evitato che il suo film diventasse una specie di poliziesco in cui le sparatorie rappresentano il primo elemento di fascino. Quando le rivedremo durante il film, non ci sarà più l’effetto sorpresa dell’inizio e all’emozione subentrerà la riflessione.

C’è da notare, poi, che all’intenso ritmo narrativo dei primi minuti segue la staticità di Andreotti, la sua presenza immutabile da gran burattinaio. Andreotti è l’emblema del potere immobile che di fronte all’efferatezza degli omicidi mostra la sua proverbiale calma. Un potere che non mostra i muscoli né si dimostra feroce alla vista anzi, assume la forma di un essere gobbo e innocuo.

“Il Divo”, in quanto apologia del potere, esprime benissimo lo spirito andreottiano: la staticità e l’apparente estraneità alla lunga sequenza di sangue che investì l’Italia degli anni 70 e 80. La forza di Sorrentino sta proprio in una rappresentazione dell’era andreottiana che non cade nel qualunquismo né cede al politicamente impegnato. Un film che si prende carico in pieno dell’autonomia della fiction, che ha il coraggio dell’invenzione intesa come unica chance di verità. Per approfondire, clicca qui.

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