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L'esordio nichilista di Bellocchio: "I Pugni in Tasca"

Una piccola vicenda di solitudine e malattia, di stanze anguste e di vite annoiate. Una vicenda familiare, una convivenza forzata portata all’esasperazione da un regista alla sua prima prova.“I Pugni[...]

Una piccola vicenda di solitudine e malattia, di stanze anguste e di vite annoiate. Una vicenda familiare, una convivenza forzata portata all’esasperazione da un regista alla sua prima prova.“I Pugni in tasca” di Marco Bellocchio diventa un caso nazionale, i più illustri intellettuali del tempo ne discutono – Mario Soldati, Italo Calvino, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini – e ottiene la Vela d’argento per la miglior regia al Festival di Locarno. Il film esce nel ‘65 e anticipa alcuni temi che porterà avanti la lotta studentesca.

Protagonista è un ragazzo, Sandro, epilettico, “anormale”, affetto da una esagerata e vitale volontà di far esplodere l’unità di base della nostra società: la famiglia. Questa ci lega fin dalla nascita in una fitta rete di relazioni ipocrite ed autoritarie. Sandro (Lou Castel), capisce che l’unica soluzione è quella di far scoppiare la famiglia, disintegrarla. È la logica del far esplodere le contraddizioni. Logica nichilista di un giovane Bellocchio che crede in una prospettiva rivoluzionaria.

La famiglia intesa come una società in miniatura dove le abitudini cementano una convivenza forzata che mette in gabbia i progetti e i desideri di ognuno. La famiglia come luogo dell’ipocrisia e della mediocrità e non stupisce il fatto che l’irrequieto Sandro si opponga ad essa con gesti plateali mentre il fratello Augusto (Marino Masè) – e unico “normale” della famiglia – la accetti senza riserve. Sandro decide di sfidare Augusto, “da uomo a uomo”, liberandolo dal peso che schiaccia i suoi sogni – sogni egoisti, cinici, borghesi. Progetta e realizza l’eliminazione di tutta la famiglia, inutile alla società, in modo da permettere ad Augusto di sposarsi e trasferirsi in città. In questo modo può smascherare la vera natura di Augusto che asseconda la logica nichilista di Sandro per migliorare la propria condizione di vita.

La tesi di Bellocchio è fin troppo chiara: la famiglia produce una comunità di individui infelici e repressi. E così il momento di aggregazione per eccellenza, il pranzo, diventa un campo di micro-scontri tra personaggi ben delineati E la stessa casa, grande e isolata, è un luogo vuoto e di completa inattività in cui il tempo non passa mai, attraversata da gesti inconsueti (Sandro che si stende sui tavoli, le acrobazie sui letti, grida immotivate).

Sandro, Giulia, Leone trascorrono le giornate gironzolando senza meta o stesi sul letto intontiti da pensieri che non porteranno ad alcuna azione. La loro esistenza si esplica in una prigionia domestica da cui non riescono a liberarsi. Vivono una realtà destorificata perché priva di progettualità, condannandosi ad una eterna coazione a ripetere piccoli e insignificanti episodi familiari. Non è difficile vedere dietro questi personaggi quei Matti da Slegare che la società capitalista aliena proprio perché incapaci di conformarsi agli standard di produzione (i tre gravano sulle spalle di Augusto, l’unico integrato).

I Pugni in Tasca è un film estremo, fatto di distruzione, di anarchia, di nichilismo forse anche profondamente adolescenziale (e non banalmente adolescenziale, come i film di oggi). Un film che punta il dito contro la morale ipocrita piccolo-borghese preferendole il nichilismo omicida ma autentico di Sandro. Un film che impone l’originalità poetica di Bellocchio.