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Scene da commedia all' italiana (parte IV) : La Donna Scimmia

“La Donna Scimmia”, film del 1964, è l’apoteosi del cinismo dell’uomo d’affari e una critica efferata al matrimonio come semplice frutto dell’opportunismo sociale. Ugo Tognazzi è qui, come[...]

“La Donna Scimmia”, film del 1964, è l’apoteosi del cinismo dell’uomo d’affari e una critica efferata al matrimonio come semplice frutto dell’opportunismo sociale. Ugo Tognazzi è qui, come in altri film di Marco Ferreri, l’emblema del’italiano medio che, dotato di una morale di facciata, in realtà non fa che rispondere alla logica del darwinismo sociale.

Come ha scritto Tullio Kezich: “La donna scimmia assomiglia a La strada più che a qualsiasi film. Tognazzi, maestro dell’arte di arrangiarsi in una Napoli antipittoresca e senza mare, stabilisce con Annie Girardot un rapporto crudo di reciproca necessità. Mentre la “donna scimmia”, che è una povera di spirito, vede nell’uomo il suo salvatore, l’improvvisato Pigmalione scopre nei peli che ornano il volto della compagna la soluzione al problema del vivere. La differenza con Fellini è che il difficile rapporto cerca un equilibrio nell’immanenza anziché nella trascendenza. L’eroe di Ferreri è uno Zampanò che non aspetta il decesso della sua Gelsomina per apprezzarne il contributo al ménage familiare, la sua unione con la donna è un patto di alleanza tanto saldo che va perfino oltre la morte. Perciò nell’ultima mezz’ora La donna scimmia, sempre insolito ma un tantino fermo sulle posizioni iniziali, si risolve nella rappresentazione approfondita e commossa di un’unione a suo modo riuscita. Naturalmente l’intento di Ferreri è ironico, il suo film è una violenta critica dell’istituto matrimoniale com’è concepito nella civiltà borghese, cioè basato su un concetto di integrazione economica”.