Cannes, che lo scorso anno non aveva neppure un film italiano in concorso, quest’anno ha rilanciato il nostro cinema. Non solo i premi a Il Divo e Gomorra, ma anche spazio a “Il Resto della Notte”, il nuovo film di Francesco Munzi. Il giovane regista – fa parte della “nuova generazione” con Garrone e Sorrentino, ma anche Crialese, Molaioli, Costanzo – si era già fatto notare lo splendido esordio con “Saimir”, storia di una famiglia albanese trapiantata in Italia. Una riflessione sul nostro modo di vivere la diversità, sulle difficoltà che devono affrontare gli immigrati che continua nel suo secondo film.
“Il Resto della Notte” ci parla della “questione rumena” ben prima che ci fosse una questione, come ha spiegato il regista in un’intervista: «Non volevo girare un istant movie. Non sono stato io ad andare a rimorchio della cronaca, ma esattamente il contrario. Quando ho cominciato a pensare a questo film, la questione rumena non era ancora esplosa; quando è stato selezionato per Cannes non si parlava ancora di leggi restrittive. Semmai si può dire che il film ha anticipato quanto poi è accaduto».
Lo sguardo di Munzi è, infatti, attento: scruta la realtà nelle sue contraddizioni e la restituisce con il giusto pathos, senza sbavature sentimentali. Il racconto segue un duplice punto di vista: quello italiano, della paura e del rifiuto del diverso; quello straniero, della sofferenza e dell’alienazione. Il Nord rappresenta il luogo privilegiato della narrazione proprio perché estremizza il conflitto tra le culture, sottolinea l’incolmabile distanza economica e sociale.
Ed ecco che il film di Munzi, pur non inseguendo la realtà, si carica di nuovi significati alla luce degli ultimi avvenimenti politici: l’italiano ricco del nord vive di paura, quella paura su cui è stato costruito il successo elettorale della Lega e che adesso vuol eliminarla di colpo, senza colmare la distanza, senza gli strumenti della cultura, ma con la pratica della sorveglianza e del controllo meticoloso. «Ho visitato tante dimore trasformate in bunker; mi sono imbattuto in cani feroci, sbarre, sofisticati sistemi di allarme, incontrando proprietari spaventati, rassegnati a dover affrontare prima o poi un assalto criminale. E questo diffuso sentimento di paura l’ ho trasferito e raccontato nel mio film».
L’italiano spaventato, avvelenato da una situazione di insicurezza sociale; il rumeno colpevole perché immigrato, portatore di una colpa originaria che si manifesta nel furto; impossibità di un dialogo tra chi è stato zittito dalla propria paura e chi ha già sulla coscienza la propria razza. “Il Resto della Notte” si prende carico di questa distanza e, raccontando l’impossibilità di un incontro, ce ne offre la speranza.

Delio Colangelo








