"I Demoni di San pietroburgo" di Giuliano Montaldo

Alla fine del film uno stanco e vecchio Dostoevskij ammette con amarezza di non esser riuscito a capire l’uomo. I suoi romanzi sono stati la lente di ingrandimento posta sull’umanità, la sua stessa[...]

Alla fine del film uno stanco e vecchio Dostoevskij ammette con amarezza di non esser riuscito a capire l’uomo. I suoi romanzi sono stati la lente di ingrandimento posta sull’umanità, la sua stessa vita così densa – quasi più di un romanzo, come sostiene l’ispettore/Herlitzka – non è stata sufficiente per portare a termine la sua ricerca. La libertà conduce a scelte drastiche e spesso violente che Dostoevskij non può e non vuol comprendere.

Un tempo era un giovane scrittore e un libero pensatore arrestato per le sue idee sovversive e condannato a 10 anni di lavori forzati in Siberia; ora è un uomo vecchio, costretto a concludere “Il Giocatore” prima che i creditori gli mangino tutto. La Russia del 1860 è piena di demoni, giovani studenti convinti che l’unica e semplice soluzione per risolvere i problemi del popolo sia uccidere la famiglia dello zar (“dopotutto, sono solo una trentina”). Questa tendenza al terrorismo è vissuta con estrema angoscia dallo scrittore e, allo stesso tempo, con un profondo senso di colpa. L’incontro con Alexandra, una giovane terrorista, sarà rivelatore: ammetterà la profonda influenza che lo scrittore ha avuto su di loro ma gli intimerà di mettersi da parte poiché incapace di comprendere le ragioni dei giovani. Dostoevskij tenterà inutilmente di redimere questi giovani demoni, vanamente proporrà parole a chi ha l’urgenza di agire.

Giuliano Montaldo torna al cinema dopo 18 anni e decide di farlo in grande. “I Demoni di San Pietroburgo” non è una semplice biografia del grande scrittore russo, ma ha l’ambizione di proporre una profonda riflessione sulla violenza del terrorismo. La condanna del regista passa attraverso le parole di Dostoevskij che ha la forza espressiva di Miki Manojlovic (c’è anche un bravo Filippo Timi). Nato da un’idea di Andrei Konchalovski, il film di Montaldo ha una forte valenza politica e segue il filo rosso dell’impegno civile che lega tutte le sue opere (basti pensare a Sacco e Vanzetti, L’Agnese va a morire, Giordano Bruno).

Pur scontando in alcune parti un’eccessiva retorica e pomposità, I Demoni di San Pietroburgo è un film solido, infarcito di letteratura, estremamente passionale. La passione dei demoni e di Dostoevskij si scontra però con la freddezza del burocrate Herlizka; in lui c’è la convinzione che la Russia stia cambiando, ma non si preoccupa della soluzione: ciò che conta è solo fare il proprio dovere e rimandare per quanto possibile il cambiamento (non è poi così lontano dal Moro che ha interpretato in “Buongiorno, Notte” di Marco Bellocchio).

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