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Il 3 aprile esce il nuovo film di Pupi Avati

Pupi Avati torna ancora al passato e a raccontare una vicenda autobiografica con Gli amici del Bar Margherita, in sala dal 3 aprile con 01, commedia corale ambientata nella Bologna degli anni ‘50 che[...]

Pupi Avati torna ancora al passato e a raccontare una vicenda autobiografica con Gli amici del Bar Margherita, in sala dal 3 aprile con 01, commedia corale ambientata nella Bologna degli anni ‘50 che ruota intorno al locale di via Saragozza, dove il regista abitava, e a tutti gli stravaganti frequentatori che ogni giorno si ritrovavano lì. Nel cast del film, prodotto dalla Duea del fratello Antonio con Rai Cinema, attori che Avati ha già diretto come Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Neri Marcoré, Claudio Botosso, Alfiero Toppetti e Katia Ricciarelli, insieme alle new entry Laura Chiatti, Luisa Ranieri, Fabio De Luigi, Luigi Lo Cascio, Gianni Ippoliti e l’esordiente Pierpaolo Zizzi. Proprio quest’ultimo rappresenta l’alter ego del regista, che ha abbandonato l’atmosfera drammatica e dolorosa de Il papà di Giovanna per rievocare con leggerezza storie e personaggi legati alla sua giovinezza quando, diciottene come Taddeo, sognava di unirsi al gruppo del bar e un giorno ci riescì davvero, diventando l’autista personale di Al (Diego Abatantuono), il più carismatico del quartiere.

«Di certo questo non è il primo film in cui parlo di me e sì, mi riconosco nei comportamenti di Taddeo e nel suo essere chiamato ‘Coso’, senza un nome», ha affermato Avati. «La difficoltà a manifestare l’identità è stato un segno distintivo della mia adolescenza, non sono mai riuscito a diventare uno del bar Margherita e l’unica volta che ho avuto la possibilità, al momento di scattare la foto finale, mi sono allontanato». Oggi il regista, che ha sottolineato di essersi «tenuto lontano dagli stereotipi dei vari bar sport, tra l’altro descritti molto bene da Stefano Benni», ha riconosciuto che «il bar Margherita assomigliava a 1000 altri bar di tante città, assolutamente normali. Così come era normale la gente che ci andava ma che io ho mitizzato perché vedevo tutti come eroi». E tra questi, oltre al ‘boss’ Al, c’era il folle Manuelo (Lo Cascio), ladro d’auto ed erotomane, il timido e un po’ imbranato con le donne Bep (Marcorè), che si innamora dell’entraineuse Marcella (Chiatti), l’aspirante cantante Gian (De Luigi) che per un attimo si illude di partecipare a Sanremo, vittima dello scherzo di Zanchi (Botosso), inventore delle cravatte con l’elastico. Accanto a loro, vicini a Taddeo, sua madre (Ricciarelli) e il nonno ottantenne (Cavina), innamorato della sua giovane maestra di pianoforte (Ranieri). Le loro storie nascondono «una buona dose di cinisco e crudeltà», ha poi spiegato Avati che ha detto di aver «ricordato il passato con uno sguardo severo ma anche leggero, disinvolto e non solo nostalgico. Ormai siamo rimasti in pochi a raccontare il passato, il 90% dei film di oggi si concentra sul presente».

La parola è poi passata agli attori: per Laura Chiatti, «il film racconta una realtà che immaginavo, che ho vissuto in modo indiretto coi miei nonni» e per Marcorè «Allora si veniva da esperienze tragiche come la guerra, era un periodo contraddittorio e di spaesamento. Per questo c’erano esagerazioni, ‘soggettoni’ al bar e situazioni off limits». Lo Cascio ha invece parlato del «clima bello sul set, ci sentivamo davvero come i protagonisti, tra aneddoti e barzellette», mentre i ‘veterani’ Abatantuono e Cavina hanno sottolineato «il piacere di aver interpretato vari film di Pupi, come un percorso».