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"L'ultimo crodino"

Esce il 20 marzo il film “L’utimo crodino”, tratto da una storia vera, con Ricky Tognazzi e Enzo Iacchetti. La trama:Ispirato ad una storia realmente accaduta, quella di due Condovesi[...]

Esce il 20 marzo il film “L’utimo crodino”, tratto da una storia vera, con Ricky Tognazzi e Enzo Iacchetti.

La trama:Ispirato ad una storia realmente accaduta, quella di due Condovesi che un giorno, davanti ad un caffè preso al bar, decisero di trafugare la bara di Enrico Cuccia, presidente onorario di Mediobanca ed eminenza grigia del capitalismo italiano del Dopoguerra, sepolta nel cimitero di Meina, per chiederne il riscatto. La storia è tratta dalle notizie di cronaca e dagli atti processuali dei due ‘Cipputi’ piemontesi (uno operaio e l’altro camionista) che per dare una svolta economica alla loro faticosa esistenza si improvvisano rapitori di feretri. La realtà di questo trafugamento, che paradossalmente ha alla fine ben poco di macabro, si trasforma in un esilarante percorso di ingenuità che non ha mancato di - loro malgrado - divertire gli stessi investigatori e tribunali.

Non avendo ancora visto il film faccio una riflessione sulla “paricolarità” di questo film: è il primo film in Italia (in America già succede) che ha esplicitamente nel titolo uno spot pubblicitario. E non solo. A quanto pare, nella commedia ci sono anche altri marchi dell’azienda leader nel beverage a livello mondiale: Cinzano, CampariSoda, Lemonsoda ed Enrico Serafino.Anche Ethos Profumerie sarà presente con un’operazione di product placement nel film. Ha dichiarato Massimo Zonca, direttore generale di Ethos Profumerie : “Siamo convinti che operazioni di product placement cinematografico siano uno strumento strategico molto efficace per aziende come la nostra che stanno investendo molto in brand awareness a livello nazionale. Il legame con il mondo del cinema, peraltro, non ci è nuovo e riteniamo sia in perfetta sintonia con un segmento di mercato che vede nella bellezza e nel glam due elementi portanti della propria attività”.

Mi sembra una operazione piuttosto discutibile e pericolosa. Pericolosa perchè, a mio parere, un autore cinematografico dovrebbe privilegiare la dimensione artistica e non quella industriale del cinema. Se è vero che non è possibile pensare un film al di fuori delle logiche del marketing e del mercato, tuttavia, per il bene dell’arte, ciò che va evitato è che il film sia un’operazione del marketing. Non avendo visto il film considero questa mia opinione assolutamente provvisoria, eppure mi risulta difficile pensare che in una operazione di questo genere il regista e gli sceneggiatori abbiano potuto conservare la loro libertà artistica.

Mi viene da fare un’analogia con un altro film uscito l’anno scorso: “Io non ci casco” di Pasquale Falcone.

Un ragazzo in motorino con il casco slacciato cade e va in coma. Una specie di pubblicità progresso dilatata che vuol dare un messaggio positivo. Ma l’arte può essere questo? Solo veicolo di messaggi positivi come vorrebbero quei discorsi da bignami di sociologia che praticano l’equazione matematica tra la violenza nei film e quella nella realtà?
Non credo che un film debba far questo. Far riflettere, problematizzare spesso vuol dire essere “politically incorrect”.
Un film che mette nel titolo i tappi del crodino non credo sia portatore di un progetto artistico serio. A questo punto, tanto valeva scritturare al posto di Iacchetti il gorilla della pubblicità. Non credo ne avrebbe sofferto la qualità artistica del film.

Leggo tuttavia dalla recensione di Zappoli su mymovies : “Era il 17 marzo 2001 quando tutti i quotidiani riportarono la notizia del trafugamento della salma di Enrico Cuccia dal cimitero di Meina. In pochissimo tempo cominciarono ad intrecciarsi le ipotesi più fantasiose. Si arrivò addirittura a pensare alle sette sataniche o a misteriosi documenti chiusi nella bara. Nulla di tutto ciò. Si trattava di due ricattatori improvvisati incapaci di far del male a chicchessia (per questo scelsero un cadavere) e alla spasmodica ricerca di una svolta nella vita.
Umberto Spinazzola ne rievoca le vicende con tratto lieve, ironico ma al contempo carico di pietà e non privo di annotazioni sociopolitiche. Si sente che regista e sceneggiatori (Pellegrini, Cenni, Mazzei) conoscono bene i luoghi che descrivono e le persone che li abitano e la vita di quei paesini in cui non accade mai nulla e in cui la televisione (sulla quale nel film però non si calca la mano) porta il desiderio di denaro facile che consenta ai desideri di trasformarsi in realtà”
E ancora “Non capita così spesso nel cinema italiano di potersi divertire riflettendo al contempo sulla realtà. Questa è un’occasione da non perdere.”

Staremo a vedere se il film riuscirà a farmi ricredere dei pregiudizi sopra espressi