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Per Vitaliano Trevisan "Gomorra non racconta la realtà"

Leggo su cinemaitaliano.info che Vitaliano Trevisan ha dichiarato: “Non ho visto Gomorra, spiega, ma soltanto foto del film con dei colori elettrici, di fronte alle quali mi sono chiesto: dov’è[...]

Leggo su cinemaitaliano.info che Vitaliano Trevisan ha dichiarato: “Non ho visto Gomorra, spiega, ma soltanto foto del film con dei colori elettrici, di fronte alle quali mi sono chiesto: dov’è la Realtà? Poi c’è il grande fraintendimento sull’utilità del film e del libro: “servono”, dicono. Cosa vuoi che servano?.
“Il problema è che la cercano nella merda altrui la realtà”, ha proseguito Vitaliano Trevisan, “Allora preferisco Moretti, mi irrita ma almeno analizza cose che conosce ed è molto più autentico di Garrone”.
Sono parole che Trevisan ha detto durante un’intervista al Corriere del Veneto e che io non ho avuto l’opportunità di controllare. Ma prendiamo per buono quanto riportato da Cinemaitaliano.info.

Vitaliano Trevisan è scrittore, attore e sceneggiatore. La scena che ho postato è tratta da “Primo Amore”, film di Matteo Garrone - autore anche di Gomorra - che ha come protagonista lo stesso Trevisan. Dunque i due si conoscono e credo stimino. A tal proposito aggiungo che in quel film avevo trovato una buona regia di Garrone e una buona interpretazione di Trevisan. Ma il punto è un altro.

Il punto è che Trevisan è caduto nel classico equivoco in cui cascano coloro che, nei film, cercano la realtà. Mi spiego. Su alcuni siti ho letto critiche a Gomorra in cui si diceva la stessa cosa: non è realistico, i camorristi non sono così, è romanzato, il film non servirà di certo a risolvere i problemi della campania. Ora, il punto è comprendere che nessun film può essere realistico. Il cinema non è mai realtà - anzi guai ad esserlo - ma è arte dunque interpretazione della realtà, metafora, costruzione, estremizzazione. Per fare un esempio, il tanto osannato neorealismo non era di certo un semplice impulso a filmare tutto ciò che accadeva nelle strade italiane del dopoguerra, ma una scelta poetica e politica ben precisa: raccontare il disastro provocato dalla seconda guerra mondiale. “Ladri di Biciclette” è un capolavoro perchè racconta stupendamente, restituisce e inventa al tempo stesso, la disperazione di quegli anni. A nessuno importa se la vicenda della bicicletta rubata può essere realistica o meno. L’importante è che funzioni come metafora di una condizione che era quella italiana.

Allo stesso modo, “Gomorra”. Nel film di Garrone c’è la raffigurazione di un mondo che ci colpisce, raccontato con sobrietà senza la ricerca di colpi di scena. Poi, bisogna ricordare che è sempre un film, che è fiction. A cosa può servire? Se l’arte avesse un’utilità pratica non sarebbe più tale. E tuttavia credo che “Gomorra” possa smuovere le coscienze, possa incitare a documentarsi sulla camorre, possa contribuire a formare una coscienza critica. Certo può, ma non è scontato che debba. Altrimenti, guardando l’attuale situazione italiana, dovremmo dire che “Ladri di Biciclette” ha fallito perchè non ha evitato che ci spingessimo, di nuovo, sull’orlo del baratro. Che sciocchezze!

Commenti dei lettori

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  • devo

    21 Apr 2009 - 23:02 - #1
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    complimenti per la lucida risposta alla questione film-realismo.

  • vit

    24 Apr 2009 - 18:23 - #2
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    gentile Delio,
    nessuna intervista: sono parole estratte da un racconto/saggio. in effetti ciò che lei riporta è una strana, e inventata, commistione.
    saluti

    v