"La Notte di San Lorenzo" di Paolo e Vittorio Taviani

I fratelli Taviani hanno sposato da sempre un tipo di cinema impegnato, che guarda ai grandi temi della storia e della cultura. Il loro ultimo film, “La Masseria delle Allodole”, ha raccontato[...]

I fratelli Taviani hanno sposato da sempre un tipo di cinema impegnato, che guarda ai grandi temi della storia e della cultura. Il loro ultimo film, “La Masseria delle Allodole”, ha raccontato la storia del genocidio degli armeni.

Con l’avvicinarsi della festa della liberazione, non posso che ricordare un loro vecchio film - era il 1982 -, forse il migliore, che valse loro il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes: “La Notte di San Lorenzo”. Il film è ambientato nella campagna verde della Toscana, nel 1944, quando la lotta tra partigiani e fascisti si faceva cruenta. E così è il film dei Taviani, crudo e spietato, stilisticamente adatto a mostrarci il dolore di una guerra tra fratelli.

La scena più bella e paradigmantica è, infatti, quella della lotta tra i partigiani e i fascisti in un campo di grano. I combattenti si conoscono l’un l’altro, hanno probabilmente condiviso nel passato del tempo insieme e, nonostante tutto, la violenza dello scontro non si attenua. La sensazione che i Taviani riescono a rendere benissimo è quella di una condizione surreale -la condizione della guerra civile - che impone di frenare il gesto automatico di aiuto al compaesano in difficoltà a favore della logica del colpo a tradimento (e mi riferisco a una sequenza in particolare della scena).

“La Notte di San Lorenzo” è, probabilmente, il miglior film sulla guerra civile italiana. Un film che andrebbe visto proprio in questi giorni sia per l’avvicinarsi della ricorrenza della festa della liberazione sia per scacciare lo spettro del revisionismo. In questi ultimi anni, complice la destra al governo, troppo spesso si è tentato e si tenta di equiparare i fascisti e i partigiani, si è provato e si prova a minimizzare l’effetto disastroso della dittatura fascista. Ora, avere compassione per i morti fascisti come per quelli partigiani è un sentimento giusto e nobile; del resto, erano tutti italiani. E, tuttavia, questo non può condurre all’equiparazione delle ideologie. Anzi, dev’essere netta la distinzione: da una parte c’erano i fascisti che volevano perpretare la dittatura, dall’altra i partigiani che hanno permesso la nascita della democrazia. Alla politica è, quindi, richiesta una netta divisione; all’arte - e dunque a “La Notte di San Lorenzo” - sia lasciato il ravvicinamento e il com-patire.

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