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Il 28 gennaio al cinema Trevi: Emile De Antonio

Per Filmmaker sostenere e promuovere il cinema indipendente non significa soltanto mostrare ogni anno una selezione competitiva dei migliori film della realtà. Fin dagli anni Ottanta il festival milanese[...]

Per Filmmaker sostenere e promuovere il cinema indipendente non significa soltanto mostrare ogni anno una selezione competitiva dei migliori film della realtà. Fin dagli anni Ottanta il festival milanese ha messo in cantiere piccole produzioni che hanno rivelato talenti eccentrici come Silvio Soldini, Paolo Rosa, Daniele Segre, Bruno Bigoni e poi, nel decennio successivo, Alina Marazzi, Giovanni Maderna e Michelangelo Frammartino. Negli ultimi anni il progetto si è completato inserendo in programma una serie di retrospettive, corredate di monografie e seminari, cui sono intervenuti alcuni maestri del documentario e del cinema della realtà internazionale (Johan van der Keuken, Frederick Wiseman, Errol Morris, Rithy Panh, i fratelli Dardenne, Ulrich Seidl, Eyal Sivan, Claire Simon). I primi risultati di questo impulso alla sprovincializzazione e all’allargamento degli orizzonti sono ormai visibili in una generazione di giovani filmmaker (Francesco Gatti, Martina Parenti, Antonella Grieco, Daniela Persico, Donatella Di Cicco, Rita Casdia) che, passati da Filmmaker, sono stati invitati ai maggiori festival nazionali e internazionali.
Nell’edizione 2009, oltre al concorso che ha premiato Jaffa, la mécanique de l’orange di Eyal Sivan, il festival ha presentato una selezione dei film prodotti nell’ambito della prima, e finora unica, edizione del Bando Cinema della Provincia di Milano. Focalizzato sulle produzioni “fuori formato”, il progetto ha contribuito a finanziare e realizzare una serie di lavori molto diversi tra loro, ma tutti ugualmente segnati da una forte necessità espressiva e da una grande tensione formale. Siano dei cortometraggi di finzione come L’alveare di Tekla Taidelli e Blue sofa di Giuseppe Baresi, Pippo Delbono e Lara Fremder, documentari come Il figlio di Amleto di Francesco Gatti e Dalle mani di Titta Raccagni o, ancora, degli oggetti filmici inclassificabili come Et mondana ordinare di Daniela Persico, questi lavori si presentano come altrettante sfide al modello estetico-produttivo prevalente a Milano e in Italia.
È questo un segnale di vitalità, spesso politico nelle forme, che ben si accorda con la completa retrospettiva e la monografia (American Collage, a cura di Federico Rossin, Agenzia X) dedicate a Emile de Antonio (1919-1989), il più importante documentarista politico americano degli ultimi quarant’anni. Maestro del cinema di montaggio, attraverso un’elaborazione filmica ispirata alla tecnica pittorica del collage di Robert Rauschenberg e alla composizione musicale di John Cage, De Antonio ha tracciato un polifonico, vigoroso e ancora attuale ritratto dell’America durante la lunga guerra fredda, innervando la sua opera di un profondo impegno politico e di un sincero amore civile per il suo paese: dal maccartismo (Point of Order, 1963) all’omicidio di JFK (Rush to Judgment, 1966), dalla guerra in Vietnam (In the Year of the Pig, 1968) alla lunga stagione di Nixon (Millhouse: A White Comedy, 1971), dalle nuove forme di lotta politica (Underground, 1976) alla nascita della pop art e del new dada (Painters Painting, 1972). Per il rigore della forma, la lucidità di visione, la tensione ideologica, i film di Emile de Antonio ci parlano al presente: non un megafono di propaganda, ma una grande lezione di cinema, di lotta e di pensiero.

giovedì 28
ore 16.45
Underground (1976)
Regia: Emile de Antonio, Haskell Wexler, Mary Lampson; fotografia: Haskell Wexler, Chris Burrill, Linda Jassim, Carlos Ortiz; montaggio: Mary Lampson; suono: Mary Lampson; musica: Nina Simone, Phil Ochs; interviste a: Bernardine Dohrn, Kathy Boudin, Jeff Jones, Bill Ayers, Cathy Wilkerson; origine: Usa; produzione: Emile de Antonio, Haskell Wexler, Mary Lampson per Turin Film Co.; distribuzione: RBC, New Yorker Films, Black Ink; durata: 88′
Confronto con un gruppo di militanti della Weather Underground Organization, allora ricercati numero 1 dall’FBI in quanto considerati pericolosi terroristi. De Antonio realizza un film collettivo, coinvolgendo nel progetto gli stessi intervistati e firmando l’opera con tutti i suoi collaboratori: un atto di precisa scelta politica e di grande coraggio e impegno civile.

ore 18.30
In the Year of the Pig (1968)
Regia: Emile de Antonio; voce-over: Emile de Antonio; fotografia: John F. Newman, Jean Jacques Rochut; montaggio: Lynzee Klingman, Hannah Moreinis, Helen Levitt; suono: Geoffrey Weinstock, Harold Maury; musica: Steve Addiss; interviste a: David Halberstam, Arthur Schlesinger Jr., Jean Lacouture, Paul Mus, Olivier Todd, Harrison Salisbury, Roger Hillsman, sergente John Towler, John White, David K. Tuck, Joseph Buttinger, Philippe Devillers, Padre Daniel Berrigan, senatore Thruston Morton, Kenneth P. Landon, Charlton Ogburn, David Wurfel; origine: Usa; produzione: Emile de Antonio; distribuzione: Pathé Contemporary Films, Cinetree, Cornell University Audio-Video Resource Center, New Yorker Films, McGraw-Hill Films, International Historic Films Inc.; durata: 101′
Controstoria della guerra in Vietnam realizzata a conflitto ancora in corso. Un’opera concettualmente complessa, di grande rigore storiografico e dalla struttura sinfonica raffinatissima: un film che scova nelle radici profonde dell’imperialismo occidentale in Indocina il male storico che ha portato a un lungo e sanguinoso conflitto.

ore 20.30
Incontro con Adriano Aprà, Maria Nadotti, Federico Rossin, Roberto Silvestri
Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro American Collage - Il cinema di Emile de Antonio, a cura di Federico Rossin, AgenziaX, Milano, 2009.

ore 21.30
Underground (replica)

venerdì 29
ore 18.30
Trailer e work in progress
Dalle mani (2009)
Regia: Titta Cosetta Raccagni; riprese: T. C. Raccagni; montaggio: T. C. Raccagni, Logovideo; origine: Italia; produzione Babacika Associazione Culturale, con il contributo di Provincia di Milano, Filmmaker; durata: 38′
Le mani delle persone sono il riflesso della società. Da sempre le mani vengono osservate per riconoscere il mestiere di una persona e dunque la sua appartenenza sociale. E le mani sono il filo conduttore che accosta i diversi mestieri degli abitanti della Cambogia, dalla fattura del prodotto alla sua vendita. Dal periodo dei Khmer rossi a oggi, dal genocidio a una corsa veloce e terribile nel mondo del neoliberismo, la Cambogia è oggi un paese messo in vendita. I segni di tutto questo sono sulla pelle e sulle mani di queste persone.

a seguire
Il figlio di Amleto (2009)
Regia: Francesco Gatti; montaggio: Giusi Castelli, F. Gatti, Damiano Grasselli, Giovanni Maderna, Franco Monopoli, Massimo Salvucci, Gianluigi Toccafondo; montaggio del suono: Suite Sound Design; origine: Italia; produzione: Quarto Film; coproduzione Semisemplice con il contributo di Fabe Srl, Provincia di Milano, Filmmaker; durata: 75′
Nel 1989 lo scrittore e critico d’arte Giovanni Testori presentava al mondo delle gallerie milanesi l’artista Sergio Battarola, uno sconosciuto e squattrinato pittore scoperto qualche anno prima nella bassa bergamasca. L’artista, che fino ad allora non aveva avuto neppure un cliente, si trovava di punto in bianco adottato come un figlio dalla firma più autorevole del momento. Le attese di Sergio erano quelle di ogni esordio felice. Ma, a vent’anni di distanza, non è andata proprio come lui si aspettava. E nella solitudine della provincia, Sergio è ripreso nella sua esistenza quotidiana.

ore 21.00
Trailer e work in progress
Et mondana ordinare (2009)
Regia: Daniela Persico; assistente alla regia: Elisa Testori; sceneggiatura: Pietro Montorfani, D. Persico, Maddalena Vicini; fotografia: Pierluigi Laffi; montaggio: Valentina Andreoli; suono in presa diretta: Alessio Fornasiero; montaggio del suono: Francesca Genevois; interpreti: Angela Dematté, Sara Casotti, Laura Pizzirani; origine: Italia; produzione: Giovanni Maderna, con il contributo di Provincia di Milano, Filmmaker; coproduzione Amici di Sentieri del cinema; durata: 38′
Tre donne, tre testamenti, diverse scelte di vita. Una città e i suoi luoghi rivivono un tempo di cui l’oggi sembra non conservare il ricordo. Et mondana ordinare ricerca ciò che è rimasto di quello spirito, alternando ricostruzione storica e realtà, con uno sguardo volto a scoprire ciò che di eccezionale, quanto il passato descritto, vive ancora nel presente mostrato.

a seguire
Blue sofa (2009)
Regia: Lara Fremder, Giuseppe Baresi, Pippo Delbono; soggetto L. Fremder; sceneggiatura: L. Fremder; fotografia: G. Baresi; suono in presa diretta: Huub Nijhuis; sound design: H. Nijhuis; montaggio: Valentina Andreoli; musica: May Fly; interpreti: Bobò, P. Delbono, Lucia Della Ferrera, Nelson La Riccia; origine: Italia; produzione: Federico Lecconi, Massimo Colombo, Simona Fremder, con il contributo di Provincia di Milano, Filmmaker; durata: 20′
I fratelli Baczynski hanno dato un tempo alla morte: la aspettano, seduti sul divano del salotto, da più di trent’anni, tutti i giorni, dalle 17 alle 20. Dorota, Tadeusz, Mordechaj hanno un fratello, Leopold, da sempre escluso dalla loro vita e dal divano, un tre posti, di velluto blu. Quella strana attesa quotidiana è lo stratagemma che permette ai fratelli di vivere tranquillamente il resto della giornata, con l’illusoria certezza che nulla di mortale può loro succedere fuori orario. A Leopold non resta che spiarli e attendere che il divano, finalmente, si liberi.

a seguire
L’alveare (2009)
Regia: Tekla Taidelli; assistenti alla regia: Francesco Manichini, Anna Standola; sceneggiatura: Franz Scarpelli, T. Taidelli; fotografia: Francesco Di Giacomo; montaggio: Marco Manes, suono in presa diretta: Simone Maggi; interpreti: Vitale Bonino, Michele Bruni, Mercedes Casali, Ugo Conti, Stefano Fornataro, Emanuele Frasca, Gianpaolo Muciacia, Oscar Spennati, Tony Sperandeo, Mattia Travaini, Marco Villa; origine: Italia; produzione Tranky Film srl, con il contributo di Provincia di Milano, Filmmaker; durata: 33′
Una casa popolare della periferia milanese: l’alveare, appunto. In ogni appartamento si consuma una storia della durata di otto minuti circa, indipendente dalle altre ma integrata nel contesto riconoscibile e modulare dello stesso condominio e dello stesso quartiere. Gli interpreti, veri e propri storyteller, sono scelti fra i protagonisti della scena rap e musicale italiana e fra attori e personaggi dell’underground milanese, a formare un cast trasversale di comprovata efficacia.