Questo sito contribuisce alla audience di

Cinema Trevi: Cinicamente vostro... Dino Risi dal 22 al 30 aprile

«C’è un motivo ricorrente nei giudizi sul cinema di Dino Risi, un motivo ripetuto da anni nelle recensioni brevi dei quotidiani, nei saggi, nei libri: il “cinismo” di Risi. Non nego di[...]

«C’è un motivo ricorrente nei giudizi sul cinema di Dino Risi, un motivo ripetuto da anni nelle recensioni brevi dei quotidiani, nei saggi, nei libri: il “cinismo” di Risi. Non nego di avere anch’io seguito questo percorso, anche se ho sempre cercato di circoscriverne e di precisarne lo spazio e il significato. Cinismo quasi come compiacimento nella descrizione dei difetti e dei mali degli italiani e dell’Italia, nell’ambito dei molti film che il regista ha realizzato. Credo ora di riuscire finalmente a esprimere quello che esattamente penso e che - non ho difficoltà a precisarlo - mi si è via via chiarito col tempo e con le opere. Si tratta infatti del contrario: non di cinismo, ma di dolore, di preoccupazione per tutto ciò che, di fronte al regista, si veniva delineando, e che egli stesso osservava e vedeva passare, nella vita di tutti noi. Cinismo come presa di distanza, per allontanare qualsiasi effetto, qualsiasi sembianza di commozione e di sentimento, affinché non sembrasse che un qualsiasi giudizio negativo provenisse dal cuore e non dal cervello. Cinismo, dunque, non certo come indifferenza, o peggio: ripensando alla galleria dei personaggi e delle situazioni presenti nei film, è facile e immediato situare soggetti e figure nell’ambito di un quadro in cui Risi non soltanto castiga i costumi con apparenza gioiosa, ma li sferza profondamente e ne mostra, per così dire, le radici malate» (Giacomo Gambetti, Prefazione, in Irene Mazzetti, I film di Dino Risi, Gremese, Roma, [2008?], p. 7). Cinicamente vostro… Dino Risi vuole essere un ideale proseguimento della retrospettiva dedicata al regista nel 2003, sempre al Cinema Trevi, attraverso la proiezione di film rimasti esclusi in quell’occasione.

giovedì 22
ore 17.15
Poveri milionari (1959)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, D. Risi; fotografia: Tonino Delli Colli; scenografia: Piero Filippone; costumi: Adriana Berselli; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Maurizio Arena, Renato Salvatori, Lorella De Luca, Alessandra Panaro, Sylva Koscina, Memmo Carotenuto; origine: Italia; produzione: Titanus; durata: 92′
Terzo e ultimo capitolo della storia di Romolo e Annamaria, Salvatore e Marisa. Finalmente sposati, decidono di partire per il viaggio di nozze a Firenze. Un contrattempo li costringe a rinunciare. Un incidente fa perdere la memoria a Salvatore: è stato investito dall’automobile di Alice (Sylva Koscina, nella funzione provocatrice che era stata di Marisa Allasio nei due precedenti episodi), la quale per senso di colpa lo fa immediatamente assumere nei grandi magazzini di cui è proprietaria (e dove l’amico Romolo è impiegato come commesso). Essendosene nel frattempo anche innamorata, lo fa nominare direttore generale. La sposina si fa a sua volta assumere e… «Siamo arrivati proprio all’ultima stazione di questo tratto della carriera di Dino Risi. E tutto lo denuncia. Mai come questo momento si rende facile allo storico e all’analista del cinema risiano periodizzare il suo itinerario artistico e professionale» (D’Agostini).

ore 19.00
Venezia, la luna e tu (1958)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, D. Risi; fotografia: Tonino Delli Colli; scenografia: Alberto Boccianti, Luigi Scaccianoce; costumi: Dina Di Bari; musica: Lelio Luttazzi; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Alberto Sordi, Marisa Allasio, Nino Manfredi, Inge Schöener, Niki Dantine, Riccardo Garrone; origine: Italia; produzione: Titanus; durata: 100′
«Alberto Sordi ha cambiato “maschera”: da bullo romano è diventato… gondoliere veneziano; si chiama Bepi, naturalmente è un rubacuori e, sia pure con qualche inflessione romanesca, ciacola in un veneziano che, se non proprio Goldoni, vi ricorderà almeno Baseggio. Il mutamento sotto un certo aspetto non dispiace: a parte, infatti, quell’ombra d’impaccio che Sordi ancora svela di fronte a climi a lui troppo estranei, era tempo che il nostro cinema comico si decidesse a cambiar dialetto: non foss’altro per far sapere, almeno all’estero, che la commedia italiana non nasce solo a Trastevere. […] La regia di Dino Risi, però, […] ha fatto in modo che luoghi comuni e reminiscenze venissero riscattati nel racconto da un’atmosfera gioiosa e briosa, resa anche più vivace da equivoci, beffe, situazioni salaci, scherzi, caricature; che, qua e là, avrebbero forse potuto essere più schietti o, su taluni argomenti, un po’ più moderati, ma che, lietamente fusi alla bella cornice veneziana, ai suoi canali, alle sue gondole, hanno ottenuto ugualmente senza fatica l’allegro consenso del pubblico. Per merito anche degli interpreti, s’intende: oltre a Sordi, vanno ricordati il suo timido rivale, Nino Manfredi, che di certo lo ha superato almeno nella colorita verosimiglianza con cui ha disegnato la sua macchietta veneziana, e Marisa Allasio nelle vesti della fanciullina contesa» (Rondi).

ore 21.00
Il mattatore (1960)
Regia: Dino Risi; soggetto: da un racconto di Age[nore] & [Furio] Scarpelli su spunto di Sergio Pugliese; sceneggiatura: Sandro Continenza, Ruggero Maccari, Ettore Scola; fotografia: Massimo Dallamano; scenografia: Giorgio Giovannini; costumi: Marisa D’Andrea, Romolo Martino; musica: Pippo Barzizza; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti: Vittorio Gassman, Dorian Gray, Anna Maria Ferrero, Peppino De Filippo, Mario Carotenuto, Alberto Bonucci; origine: Italia; produzione: Cei-Incom, S.G.C., Maxima Film; durata: 103′
«Gerardo, erede di Fregoli, diventa un asso della truffa. Inutilmente la moglie tenta di redimerlo: è una vocazione irresistibile. Commedia brillante, diretta con mano sicura da D. Risi è soprattutto un’esibizione dello strepitoso fregolismo di V. Gassman che passa da un personaggio all’altro. La sceneggiatura ha più di un debito con I tromboni (1956) di F. Zardi che lo stesso Gassman aveva interpretato sul palcoscenico» (Morandini).

venerdì 23
ore 17.00
A porte chiuse (1961)
Regia: Dino Risi; soggetto: Fabio Carpi, D. Risi; sceneggiatura: Marcello Coscia, Dino De Palma, Sandro Continenza; fotografia: Mario Montuori; scenografia: Piero Filippone; costumi: Elio Costanzi; musica: Piero Umiliani; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Anita Ekberg, Claudio Gora, Ettore Manni, Fred Clark, Mario Scaccia, Gianni Bonagura; origine: Italia; produzione: Cinematografica RI.RE., S.G.C., Fair Film; durata: 103′
Accusata dell’omicidio dell’amante ricchissimo, Olga è portata nell’isola, luogo del delitto. L’imputata comincia a sedurre la corte giudicante. Unico a resisterle è Xatis, il procuratore generale. «Io consiglio vivamente a Dino Risi di riprendere la storia dove l’ha lasciata e di dare un seguito a questa buffa e stravagante partita tra Olga Dubovic e il suo magistrato. Anita Ekberg e Fred Clark formano insieme una combinazione impagabile di una mordente e disinvolta eleganza, una di quelle coppie cinematografiche eterogenee eppure irresistibilmente affiatate che possono offrire una fonte di inesauribili motivi comici. Tanto più che Risi li ha capiti benissimo: i loro battibecchi, le loro schermaglie, le loro controscene sono tra le più godibili cose che vedessimo da un pezzo; la scena nel night un piccolo istrionico gioiello. Anche gli altri personaggi del resto sono condotti con disinvoltura e con spirito, in particolare il bravo Claudio Gora (ma perché non lo fanno più dirigere?). Una volta tanto insomma, “rara avis” nel nostro cinema, un film comico senza cacofonici lazzi. Appare ancor più incomprensibile come mai sia stato buttato via dalla distribuzione in questo modo, nel punto di massima depressione della stagione. O è proprio deciso che lo spettatore italiano sia votato alla pernacchia?» ( Sacchi).
domenica 25
ore 17.00
Il gaucho (1964)

Regia: Dino Risi; soggetto: Ettore Scola, Ruggero Maccari; sceneggiatura: E. Scola, R. Maccari, Tullio Pinelli, D. Risi; fotografia: Alfio Contini; scenografia e costumi: Ugo Pericoli; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Marcello Malvestito; interpreti: Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini, Maria Grazia Buccella, Annie Gorassini; origine: Italia/Argentina; produzione: Fair Film,Lococo C.; durata: 113′
Una delegazione del cinema italiano si reca a Buenos Aires per partecipare al Festival di Mar del Plata. Tra traffici, intrighi, loschi affari, gli italiani ripartono con gli stessi problemi di prima. «Risi (ha) trovato la sua strada più congeniale in una comicità dai risvolti amari capace di far scaturire dall’interno dei personaggi […] gli elementi critici propri della commedia di costume […]. Il film tocca corde più profonde […] per merito dell’ottimo Manfredi […] e, a tratti, di un Nazzari che riesce ad aprire qualche […] spiraglio sull’egoistica indifferenza […] del miliardario italo-argentino» (Zambetti).

ore 19.00
I complessi (1965)
Episodio Una giornata decisiva
Regia: Dino Risi; soggetto: Ruggero Maccari, Ettore Scola, D. Risi; sceneggiatura: R. Maccari, E. Scola, Marcello Fondato; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Giorgio Giovannini; costumi: Gaia Romanini; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Nino Manfredi, Ilaria Occhini
Episodio Il complesso della schiava nubiana
Regia: Franco Rossi; soggetto: Age[nore Incrocci] e [Furio] Scarpelli; sceneggiatura: Piero De Bernardi, Leo Benevenuti; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Giancarlo Bartolini Salimbeni; costumi: Gaia Romanini; musica: A. Trovajoli; montaggio: Giorgio Serralonga; interpreti: Ugo Tognazzi, Claudie Lange
Episodio Guglielmo il dentone
Regia: Luigi Filippo D’Amico; soggetto e sceneggiatura: Rodolfo Sonego, Alberto Sordi; fotografia: Mario Montuori; scenografia e costumi: Luciano Spadoni; musica: A. Trovajoli; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Alberto Sordi, Gaia Germani
origine: Italia/Francia; produzione: Documento Film, S.P.C.E.; durata: 105′
«Diviso in tre episodi, di bellezza contrastante: buono il primo, con un Nino Manfredi credibilissimo nella parte del timido della compagnia invaghito della “bellona” di turno; capace il nostro di una comicità discreta, mai debordante e improntata ad un realismo meritevole. Peggio il secondo episodio, in cui Ugo Tognazzi si impegna nell’interpretare uno dei personaggi più comuni del suo repertorio, mischiando ipocrisia e faccia tosta per salvare la sua onorabilità di “personalità istituzionale”: nulla di particolarmente memorabile. Leggendario, invece, e a ragione, l’ultimo episodio, in cui Alberto Sordi impersona magistralmente uno dei personaggi più famosi della nostra commedia: Guglielmo il Dentone, petulante e invadente video-giornalista. Si tratta di una caratterizzazione riuscitissima, spalleggiata da un bravo Franco Fabrizi nella parte del “pretendente al posto” super-raccomandato. Sordi riempie il video col suo faccione e ci delizia con i suoi torrenziali discorsi, strappando risate e consensi» (Davinotti).

ore 21.00
I mostri (1963)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Age[nore] e [Furio] Scarpelli, Elio Petri, D. Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari; fotografia: Alfio Contini; scenografia e costumi: Ugo Pericoli; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Maurizio Lucidi; interpreti: Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Ricky Tognazzi, Franco Castellani, Lando Buzzanca, Maria Mannelli, Marisa Merlini, Michèle Mercier; origine: Italia/Francia; produzione: Fair Film, Incei Film, MontFlour Film, Dicifrance; durata: 118′
Dino Risi costruisce in 22 episodi, di durate diverse, un ritratto crudele e graffiante dell’Italia del miracolo economico, tra vecchie e nuove manie, vizi e malcostumi. Tra i bersagli alcuni dei topoi della commedia all’italiana: il consumismo, la coppia, la spiaggia, l’automobile. Tutti gli episodi sono interpretati, insieme o alternativamente, da Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, impegnati in un tour de force di caratterizzazioni comiche. Vengono presentati i ciak di due episodi inediti con Tognazzi, tagliati al montaggio: Il Cerbero domestico e L’attore.

lunedì 26
chiuso

martedì 27
ore 17.00
Noi donne siamo fatte così (1971)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Age[nore Incrocci] e [Furio] Scarpelli, D. Risi, Ettore Scola, Rodolfo Sonego, Luciano Vincenzoni, Giuseppe Catalano; fotografia: Carlo Di Palma; scenografia e costumi: Silvano Malta; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Monica Vitti, Enrico Maria Salerno, Michele Cimarosa, Ettore Manni, Carlo Giuffré, Jacques Stany; origine: Italia; produzione: International Apollo Film; durata: 112′
«Noi donne siamo fatte così è in pratica un omaggio alla Vitti, e un’altra variazione sull’argomento dei sessi così caro alla commedia. E lo stampo è sempre quello: solo che la galleria è tutta e solo di “mostre”. Risi si avvale di un ricchissimo parco sceneggiatori, forse desideroso di ottenere il massimo di varietà. Il movimento femminista non è evidentemente ancora molto cosciente né combattivo: l’immagine femminile che ne esce non è edificante. Gli episodi più gustosi, nella loro superficialità, sono quelli contenenti riferimenti riconoscibili all’attualità. Vietnam è la parodia di Oriana Fallaci, corrispondente di guerra a tempo pieno. Chiamate Roma 21-21 lo è della famosa trasmissione radiofonica: una donna s’inventa uno stupro subìto con la speranza di subirlo veramente» (D’Agostini).

ore 19.00
Mordi e fuggi (1973)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Ruggero Maccari, D. Risi, Bernardino Zapponi; fotografia: Luciano Tovoli; scenografia: Luciano Ricceri; costumi: Danda Ortona; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Marcello Mastroianni, Oliver Reed, Carol André, Lionel Stander, Nicoletta Machiavelli, Bruno Cirino; origine: Italia/Francia; produzione: Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Corona; durata: 113′
«Da quanti anni Dino Risi non ci dava un film cosi caratteristico del suo blend fra l’ironico e l’amaro? Forse dai tempi di Il sorpasso(1962), un’altra galoppata automobilistica da Roma in Toscana: com’è questo Mordi e fuggi, dove Mastroianni finisce in ostaggio a un trio di rapinatori capeggiati da Oliver Reed. Sul ritmo della fuga, interrotta solo da una sosta in una villa solitaria (un motivo che c’era anche nella struttura del film precedente), c’è il tempo per tutti i confronti e gli scontri del caso: Mastroianni è sommesso, vigliacchetto, pieno di buon senso; Reed vociante, minaccioso e vulnerabile. L’uno, un industriale farmaceutico imbroglioncello ed evasore fiscale, rappresenta l’accomodantismo edonista; l’altro, un professore imbottito di letture rivoluzionarie, incarna l’attivismo irresponsabile. […] Il meglio del film non sta nelle ambizioni tematiche, piuttosto nello stile divertito e accattivante: è descritto benissimo quel tanto di Asso nella manicache si crea nella carovana al seguito dei fuggiaschi; Mastroianni recita in leggerezza come nei momenti migliori; e lo spettacolo, nonostante le parolacce, non è mai volgare» (Kezich).

mercoledì 28
ore 17.00
Vedo nudo (1969)
Regia: Dino Risi; soggetto: Ruggero Maccari, D. Risi, Fabio Carpi, Bernardino Zapponi; sceneggiatura: Ruggero Maccari in collaborazione con Jaia Fiastri; fotografia: Sandro D’Eva, Enrico Menczer; scenografia: Luciano Ricceri; costumi: Ezio Altieri; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Nino Manfredi, Sylva Koscina, Nerina Montagnani, Enrico Maria Salerno, Veronique Vendell, Umberto D’Orsi; origine: Italia; produzione: Dean Film, Juppiter Cinematografica; durata: 119′
Film ad episodi a tematica unica: il sesso, declinato però in maniera diversa nelle sette storie che compongono il film. Protagonista assoluto di tutti gli episodi è Nino Manfredi, qui in una carrellata di “mostri”, che dimostrano ancora una volta le sue grandi capacità attoriali. «Sarebbe ingiusto confondere il film di Risi con la corrente confezione pornografica. Innanzi tutto perché, astutamente, mentre non rinuncia a prendersi la sua parte di dividendo sul boom mercantile del sesso, se ne distingue per la piacevolezza con la quale, nell’atto stesso che lo adopera, gli dà la baia. […] Il risultato è un ottimo film di svago che unisce all’attrattiva del racconto comico una notevole classe cinematografica» (Sacchi).

ore 19.10
Sessomatto (1973)
Regia: Dino Risi; soggetto: D. Risi, Ruggero Maccari; sceneggiatura: R. Maccari; fotografia: Alfio Contini; scenografia: Lorenzo Baraldi; costumi: Enrico Job; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Giancarlo Giannini, Laura Antonelli, Paola Borboni, Alberto Lionello, Duilio Del Prete, Patrizia Mauro; origine: Italia; produzione: Cinetirrena, Dean Film; durata: 116′
«Nove differenti manifestazioni del sesso, scelte tra le più bizzarre e talora paradossali, compongono il mosaico di Sessomatto nel tentativo, per lo più, di smitizzare l’argomento oggi di moda. […] Talora ci si addentra in una materia che può apparire eccessivamente scabrosa […] ma l’eleganza e la misura di Risi valgono quasi sempre da correttivo e spuntano ogni possibile volgarità» (Autera).
venerdì 30

ore 17.00
Telefoni bianchi (1976)
Regia: Dino Risi; soggetto: Bernardino Zapponi, D. Risi; sceneggiatura: Ruggero Maccari, B. Zapponi, D. Risi; fotografia: Claudio Cirillo; scenografia e costumi: Luciano Ricceri; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Agostina Belli, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Cochi [Aurelio] Ponzoni, Renato Pozzetto, Maurizio Arena; origine: Italia; produzione: Dean Film; durata: 120′
Primi anni trenta, Marcella, bella e ambiziosa, è cameriera in un albergo di lusso al Lido di Venezia ed è fidanzata con un compaesano, Roberto, un giovanotto di poche pretese. Per assecondare i suoi sogni di gloria accetta l’invito di un produttore ad andare a Roma. Arrivata nella capitale, trova che la società di produzione è fallita e, pur di rimanere, accetta di lavorare in un bordello. Qui conosce il Duce, che la introduce nel mondo del cinema. Marcella si trasforma in Alba Doris e diviene una diva del cinema in coppia sullo schermo e nella vita di Franco Denza. La sua carriera seguirà le sorti del regime. Accolto freddamente dalla critica italiana, nonostante il David di Donatello speciale vinto da Agostina Belli, il film ebbe invece grande successo in Francia, dove uscì con il titolo La Carrière d’une femme de chambre.
Vietato ai minori di anni 14

ore 19.10
Sono fotogenico (1980)
Regia: Dino Risi; soggetto e sceneggiatura: Bernardino Zapponi, Marco Risi, D. Risi; fotografia: Tonino Delli Colli; scenografia e costumi: Ezio Altieri; musica: Manuel De Sica; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Renato Pozzetto, Edwige Fenech, Aldo Maccione, Julien Guiomar, Michel Galabru, Massimo Boldi; produzione: International Dean Film, Les Films Marceau Cocinor; origine: Italia/Francia; durata: 115′
Il trentenne Barozzi, fanatico del mondo del cinema, parte da Laveno per andare a Roma e diventare un attore. Sequenza cult: «quella del provino con Pozzetto che fa sempre la stessa faccia da cernia» (Mereghetti). «Ancora il cinema. Senza pretese se non quella di vedere se “riesco ancora a far ridere”, come il regista confessava in un’intervista. Risi affida al volto relativamente nuovo di Renato Pozzetto - in realtà sulla breccia da oltre un decennio e da Risi stesso già utilizzato in Telefoni bianchi - il compito di impersonare un aspirante attore completamente negato. Negato come la servetta Agostina Belli di Telefoni bianchi ma privo degli argomenti che avevano consentito a quella di emergere» (D’Agostini).
Vietato ai minori di anni 14