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Cinema Trevi: Renzo Badolisani, un regista fuori dal coro

«Il cinema è dentro di me, non una scelta di mestiere ma una vocazione; non è “il mio lavoro”, è la mia vita, e non voglio fare una vita che non mi piace, che vada contro il destino. È[...]

«Il cinema è dentro di me, non una scelta di mestiere ma una vocazione; non è “il mio lavoro”, è la mia vita, e non voglio fare una vita che non mi piace, che vada contro il destino. È una professione, un’esperienza, attraverso la riflessione, l’analisi, la contemplazione della vita e dell’animo umano e la realizzazione di opere che aiutino gli uomini ad essere felici». Sono parole di Renzo Badolisani, un cineasta molto particolare. Nato a Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, a 14 anni si trasferisce con la famiglia a Torino. Mentre frequenta il liceo artistico, disegna le vignette per «Tuttosport», per poi collaborare con altre testate e con la televisione come giornalista e conduttore, occupandosi prevalentemente di cultura e spettacolo. Diventa ben presto animatore della scena culturale e artistica torinese, organizzando diverse rassegne di video e di cinema nell’ottica di contaminazioni multimediali. Negli anni Ottanta gira videoclip e realizza interessanti inchieste e programmi televisivi per la Rai.
Nel cinema esordisce con due esperienze indipendenti: La danza del quotidiano (1978) e Barboni a 20 anni (1981). Quest’ultimo, firmato con lo pseudonimo Inze Mastace, stupisce molto la critica. Per Tatti Sanguineti «Barboni a 20 anni ha una sincerità squallida che tocca e che piace, ed ha una sincerità tipicamente torinese». L’esordio al lungometraggio avviene nel 1985 con I ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino che, oltre a rappresentare l’Italia in concorso al Festival di San Sebastian, è un curiosissimo esempio di commistione tra cinema, videoclip (la new wave degli anni Otttanta), parodia grottesca della gioventù ribelle, senza un attimo di quiete, in una Torino forse mai vista prima. Come tutte le opere “contro”, una certa critica esulta, un’altra storce il naso. Sulle pagine de «La Repubblica», Anna Maria Mori scrive: «È coinvolgente, questo giovane Badolisani: perché ha il coraggio di essere triste e ingenuo. […] Ho visto in lui, una grande capacità di ironia e di autoironia». Per Stefano Reggiani de «La Stampa»: «Il caso di Renzo Badolisani è curioso, a suo modo esemplare, quasi americano». «Renzo Badolisani è sicuramente uno dei nomi chiave del cosiddetto nuovo cinema», scrive Steve Della Casa, «autore non accademico ma capace come nessun altro di descrivere un certo modo di vivere». «Il Secolo XIX» non ha dubbi: «Badolisani […] è un “enfant prodige”».
Il suo secondo lungometraggio è del 1991, Cinecittà… Cinecittà, nato da un’idea di Ettore Scola e Furio Scarpelli, con attori del calibro di Amanda Sandrelli, Corso Salani e Massimo Wertmüller. Parallelamente lavora in televisione, realizzando nel 1995 una miniserie di quattro episodi Isola Margherita con Debora Caprioglio e Alberto Gimignani. Nel novembre del 2000 è uno dei registi che varano Centovetrine. Il suo testo Tramonti viene rappresentato al Teatro Quirino di Roma nell’autunno del 1998, per la regia di Ennio Coltorti. Nel 2002 esce Tornare indietro che vince il premio Globo d’Oro. «È un film di fantasia», dichiara il regista in un’intervista di Franco Montini, «che nasce da una sorta di autobiografismo al contrario. Ho immaginato, infatti, cosa sarebbe potuto accadere ad un ragazzo di Torino emigrato in Calabria a cavallo fra gli anni ‘60 e ‘70». Un filo rosso collega tutte le opere di Badolisani ed è quella di fare cinema a tutti i costi, per rimanere vivi. «Ho il coraggio di fare nel cinema quello che non ho il coraggio di fare nella vita», dichiara Badolisani. Scrive a tal proposito Giovanni Scarfò: «I proletari urbani de I ragazzi di Torino…, le comparse di Cinecittà…, nella gioiosa-disperata-disincantata ricerca di un “tempo per vivere” e un “tempo per morire”, si ritrovano nel tempo perduto della loro infanzia, vivi, perché vivono nel cinema e il giusto pensare alla realtà li deprime (”sai, in fin dei conti non mi dispiace di aver perso quell’ingaggio. Poi cosa avrei fatto? mi sarei sposato, mi sarei comprato la macchina, il sabato a mangiare una pizza…”). “No, non ci siamo”, dice Badolisani, perché “io non faccio cinema per vivere, ma per morire, morire per poi rinascere”».

guarda il trailer di Cinecittà… Cinecittà (1991)

ore 17.00
Tornare indietro (2002)
Regia: Renzo Badolisani; soggetto e sceneggiatura: R. Badolisani, Mimmo Rafele; fotografia: Sebastiano Celeste; scenografia: Guido Josia; costumi: Enrica Barbaro; musica: Paolo Vivaldi; montaggio: R. Badolisani; interpreti: Massimo Wertmüller, Gianfranco Jannuzzo, G. Cataldo, Giorgio Faletti, Francesco Venditti, Danila Stalteri; origine: Italia; produzione: Horus Cinematografica; durata: 106′
Un pittore torinese, Stefano Faenza, arriva a Reggio Calabria in occasione di una personale organizzata in suo onore nella Locride. Dietro questa iniziativa c’è un suo compagno di scuola, Gino Jacona, oggi assessore alla cultura; durante il viaggio, sulla statale 106, che lo porta dall’aeroporto al paese, Stefano ricorda il periodo passato in questa regione nei primi anni Settanta. «Tornare indietro è un film sull’amicizia, quella con la “A” maiuscola. Un film di sentimenti, di cui tutti noi abbiamo bisogno. Due ragazzi molto diversi per estrazione e cultura diventano amici, e questo è qualcosa di bello. È come un teorema che viene dimostrato: è possibile essere amici, malgrado le differenze e le asperità della vita. […] Quando giravo questo film […] pensavo soprattutto a mia figlia e a tutti i ragazzi giovani come lei, affinché possano, attraverso il film, vedere come vivevano e sentivano quelli che sono venuti prima, la generazione di suo padre e dei suoi nonni. Il cinema come arma di memoria, l’unica possibile - come dice Corrado Alvaro - per chi come noi pratica la strada dell’arte» (Badolisani).

a seguire
Koras Plaka - Impressioni su Placanica (2006)
Regia: Renzo Badolisani; soggetto e sceneggiatura: R. Badolisani; fotografia: Matteo Angiò, Celestino Gagliardi; musica: Marasà Quarta Aumentata; montaggio: R. Badolisani; interpreti: Grazia Sotira, R. Badolisani, Antonio Bombardieri, Bruno Clemeno, Francesca Clemeno; origine: Italia; durata: 23′
«Ho visitato per la prima volta Placanica in occasione dei sopralluoghi del mio film Tornare indietro. Era il Venerdì Santo verso l’ora del vespro. Rimasi colpito vivamente. Ho conosciuto poi il sindaco e altre persone della giunta comunale, con le quali sono rimasto in contatto, con l’intenzione di fare qualcosa insieme. Si è presentata una piccola occasione per cominciare, collegata ad un’iniziativa musicale estiva. Sul tema della musica e della danza, abbiamo provato ad imbastire un piccolo ritratto del paese e della sua gente» (Badolisani).

ore 19.15
Cinecittà… Cinecittà (1991)
Regia: Renzo Badolisani; soggetto e sceneggiatura: Giovanna Caico, Maria Luigia Cafiero, Marco Lecconi, Costanza De Palma, Barbara Maccari, Maurizio Mandel, Francesca Panzanella, Leonardo Spina, Stefano Tummolini e Paola Lasi; fotografia: Massimiliano Sano; costumi: Delia De Angelis; montaggio: Carla Simoncelli; interpreti: Amanda Sandrelli, Corso Salani, Massimo Wertmüller, Fabio Traversa, Franco Travisi, Saverio Vallone; origine: Italia; produzione: Massfilm, Studio El; durata: 84′
Il film narra le storie semplici di tutti i giorni, allegre, tristi, drammatiche, d’amore…, di gente semplice, molto attiva, senza la quale non sarebbe possibile realizzare i film, che lavora o che in qualche modo è coinvolta in un’importante produzione cinematografica in costume, che in quel momento si realizza nei teatri di Cinecittà. Prodotto dallo Studio El di Ettore Scola e Luciano Riccieri e da Franco Committeri, «il film, che si avvale di una colonna sonora di Armando Trovajoli all’insegna dei ricordi dei film girati negli stabilimenti sulla Tuscolana, è stato realizzato due anni fa, quando nei vialetti e nei teatri di posa si realizzavano gli ultimi fuochi fatui dei film di grosso budget e con imponenti scenografie come, ad esempio, Il viaggio di Capitan Fracassa. Allora c’erano ancora, ai margini del Teatro 5, le costruzioni di Il barone di Münchhausen e si sperava che, con il dollaro alto, gli americani decidessero di ritornare a girare in quella che in anni dorati era stata, senza retorica, con qualche tocco di folklore, l’anticamera della fantasia creativa italiana e dell’artigianato imparentato con l’arte e capace di strizzare l’occhio a Hollywood. Nulla di tutto questo è accaduto e la crisi ormai massiccia è, per molti aspetti, anticipata e raccontata dal filo di amarezza e di sogni sbrindellati del copione del film del poco più che trentenne regista di Iragazzi di Torino sognano Tokio e vanno a Berlino» (Grassi).

ore 21.00
Incontro moderato da Steve Della Casa con Renzo Badolisani

a seguire
I ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino (1985)
Regia: Renzo Badolisani; soggetto e sceneggiatura: R. Badolisani; fotografia: Salvatore Cotruzzola; montaggio: Franco Letti; interpreti: R. Badolisani, Luciano Dario, Cristina Giachino, Mercurio Lo Grasso, Claudia Venica, Paolo Badolisani; origine: Italia; produzione: Jean Vigo; durata: 85′
Due amici: Vincenzo e Luciano. Il primo, molto bravo a parlare. Il secondo molto bravo ad ascoltare. I due stanno bene insieme: dividono un appartamento al centro di Torino, scherzano, mangiano, ridono, ascoltano musica. Nella loro vita ci sono Paolo il barbiere, Mercurio l’artista, Edo e Diana i manager, Laura la bionda cantante e infine Viviana, la donna… «È esemplare (il regista si definisce “integrato metropolitano”) la golosa e precipitosa commistione culturale del mondo dei ragazzi. Un insieme di tradizionalismo, anarchismo, pensiero debole, vattimismo, transavanguardia, nostalgie di ordine (Tokyo) e di comunità (Berlino). Chi volesse usare i vecchi termini di destra-sinistra si troverebbe spiazzato dalle euforie della Città laboratorio (se capita a Torino si ripete altrove). […] Fa un certo effetto il doppiaggio professionale, certe cose sono di troppo, come la prostituta espressamente bolognese. Anche l’artista Mercurio ha uno strano accento, ma il lato più interessante del personaggio è che si eccita con le foto del critico d’arte Bonito Oliva nudo» (Reggiani). «Se qualcosa di buono uscirà dal cinema italiano sarà anche per merito di film comeI ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino […]; ormai appartiene alla storia del nuovo cinema, così pieno di scorie e poesia da tenere alla larga neorealismi, inchieste, apostolati, tutte cose vendibili» (Silvestri).
Ingresso gratuito