Questo sito contribuisce alla audience di

Dall'Oriente ai cannibali italiani

La vita artistica di Me Me Lai, l'unica asiatica del cinema nostrano

Strana storia, quella di Me Me Lai (o Me Me Ley, o qualsiasi altra variante: ogni film, caratteri diversi). Sconosciuta attricetta thailandese, viene scoperta casualmente a Londra dal nostro Umberto Lenzi che, vista la sua bellezza e la chiara disponibilità a spogliarsi, la riporta in patria a girare una pellicola - esperimento, che si rivelerà il capostipite di tutti i cannibal-movie nostrani.

Il paese del sesso selvaggio (titolo definitivo per il molto più bello ed originale The man from the deep river , vede la nostra poveretta, nel lontano 1972, costretta a subire le più atroci angherie, assieme al bravo collega Ivan Rassimov, da parte della tribù di origine di lei, che non approva la loro unione.
Tra violenze agli animali, riti tribali, orge e cannibalismo, la prova Me Me finirà costretta alla veramente documentata pratica del rito della vedova , secondo la quale una donna a cui muore il marito viene violentata sulle sue ceneri dagli altri componenti amschi della famiglia dello scomparso, per poi terminare la sua apparizione sullo schermo sgozzata e arsa ancora viva.

Non contenta della sua prima morte e dato il grande successo all’estero delle sue tette…oppss…volevo dire della sua recitazione…) tre anni dopo la Lai si affida all’esperto Ruggero Deodato (marito di Silvia Dioniso, quindi uno che di donne se ne intende) per una nuova incursione nel genere. Il risultato sarà Ultimo mondo cannibale , film estremo, vietato in mezzo mondo, e nel quale ancora una volta si ripetono le scene di stupro, violenza e rogo finale. Lo stesso dicasi, l’anno dopo ancora, per Mangiati vivi , nuovamente assieme al buon Lenzi. Unica variante: con i soldi guadagnati fino a quel momento, la Lai si era sposata, aveva avuto due figli e si era rifatta il seno. Restava comunque splendida.

Dopo questa breve incursione in un genere unico in Italia, la Lai si è ritirata a vita privata, in Svezia, con la sua famiglia. Ma l’abbiamo riconosciuta (ed è proprio lei, lo giuriamo) nel 1990 in una strana pellicola. Titolo: L’elemento del crimine . Regista: Lars Von Trier. Nulla da dire, complimenti.

Le categorie della guida