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La guerra e il cinema

Bin Laden, la guerra, Kandahar, il cinema... free words in free space

Dove inizia l’Oriente? Fino da che latitudine si può parlare di cinematografia orientale? A che punto politica, cinema e attualità si possono fondere?
Queste sono le prime domande che vengono alla mente alla visione di un piccolo gioiello attualmente nei cinema, Viaggio a Kandahar di Moshen Makhmalabaf, uno dei maggiori registi iraniani.

Forse il nome del regista non vi è del tutto noto, ma se ci soffermiamo sul titolo, le cose assumono un senso diverso.
Già, Kandahar, la città di Bin Laden, così troppe volte nominata in questi giorni. E allora la favola amara di quella donna del film mpegnata nel suo lungo e solitario viaggio vesro la città assume significati diversi.
Alla luce di quanto si vede nei telegiornali, alla luce delle immagini dei bombardamenti, degli strazi della popolazione inerme, della giustizia sommaria di una donna afghana colpevole di aver mostrato il suo volto in pubblico.

Da Vespa, in una delle sue solite serate di artisti, pazzi e criminali (come avrebbe detto Osvaldo Soriano) è andata pure la protagonista della pellcola, la bella Niloufar Pazira, ed ha dichiarato, tra le affermazini di sdegno e offesa dei “gentiluomini” Mastella e Agnoletto (tanto per rispettare la par condicio) che “Bush e Bin Laden sono due fascisti che si combattono” (parole sue,testuali). E se, dal suo punto di vista di donna tradita, umiliata, colpita da più parti, avesse ragione lei?

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