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Dopo il successo de "Il profumo della Papaya verde" Tran Anh Hung ci dona "Cyclo"

La poesia riesce ad annullare in modo impeccabile un abuso di caotica violenza ingiustificata che si respira nelle sequenze del film

Cyclo 1995 Tran Anh Hung, nasce in Vietnam ma, trasferitosi a Parigi, a soli 12 anni diventerà cittadino francese. Non dimentica le sue origini, questo si può bene vedere dalla sua filmografia.
“Cyclo” è il secondo film del regista (1995). Partecipa nel 1995 alla 52° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia vincendo il Leone d’oro al miglior film.
“Cyclo” è ambientato, nella più grande città del Vietnam, a Ho Chi Minh, conosciuta meglio come Saigon.

Tran Anh Hung non si preoccupa di coerenza e logica nella varietà e soluzioni cinematografiche adottate. Il reiterato utilizzo del primo piano racconta, in modo documentaristico, storie di persone e luoghi che non parlano di “morale” ma soltanto di vita; il regista, cosi facendo, vuole sensibilizzare lo spettatore. Infatti oltre ad attori del calibro di Tony Leung e Tran Nu Yen-Khe (la bellissima moglie del regista), è protagonista soprattutto un elemento naturale: l’acqua.
L’acqua infatti è ovunque, nei corpi sudati delle persone, nelle vesti, nelle strade, nelle umili abitazioni, nel fiume Saigon che governa la città.

Il diciottenne protagonista del film, chiamato da tutti “Cyclo”, ha perso i genitori e lavora presso la “Padrona”. Cyclo, inizialmente, si dà da fare come portatore di risciò; quando questo gli viene rubato sarà costretto ad entrare nella banda criminale della “Padrona” per pagare i debiti. Ha due sorelle: la più piccola è una lustrascarpe, la maggiore da portatrice d’acqua nei negozi diviene una prostituta. Tony Leung interpreta un personaggio doppio: capo della banda e poeta. Son presenti nel film tre poesie che rappresentano il pensiero del regista stesso. Di seguito la prima:

Sulla riva di un fiume senza nome vengo al mondo avvolto di lacrime salutando il cielo blu e l’immensa terra mentre l’acqua nera scorre lenta sulle sponde. Io cresco con i mesi, gli anni, senza mai nessuno che mi guardi uomo. Senza nome, senza nome è il tuo fiume come un fiore senza colore, un’armonia senza voce. Oh lento fiume, oh viaggiatore per quanto tempo scorre in cerchio il corso della vita? Non ho dimenticato il debito con la mia verde origine e così erro attraverso i mondi agognando la mia terra.

La poesia riesce ad annullare in modo impeccabile un abuso di caotica violenza ingiustificata che si respira nelle sequenze del film; in ogni angolo della città l’estrema povertà si trasforma in un’ombra di morte.
La colonna sonora è curata da Ton-That Tiet con la presenza di “Creep” canzone dei Radiohead, band inglese.

Trailer:

Cyclo
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