1993 “Madadayo – Il compleanno” è il 31° ed ultimo capolavoro del grande Akira Kurosawa (1910-1998).
Il film si presenta come una commedia drammatica, ricca di sfaccettature culturali e battute di spirito che portano lo spettatore ad indagare maggiormente sia sull’uso della “parola” sia sui vari significati di questa.
Protagonista un vecchio professore di letteratura tedesca, interpretato da Tatsuo Matsumura, il quale decide di andare in pensione dopo trent’anni d’insegnamento.
Siamo a Tokyo e son gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Andato in pensione nel 1943 decide di cambiar casa e di trasferirsi con sua moglie, interpretata da Kyoko Kagawa. Un gruppo di ex studenti gli resta vicino per riconoscenza e per continuare a ricevere perle di saggezza, alquanto ironiche, che il professore dispensa.
Nel suo 60° compleanno decide di invitare a cena questo gruppo fedele, ciò diventerà una ricorrenza ogni anno, ed ogni anno i suoi ex-allievi gli urleranno come da tradizione: “Madadaki”, il vecchio risponde: “Madadayo”. Questa è un’usanza giapponese, “Madadayo” significa infatti “non ancora”. Gli studenti chiedono al festeggiato se ha intenzione di morire e questo risponde, per l’appunto, “non ancora”.
Akira Kurosawa ha sempre cercato di metter in pellicola spunti morali di alta riflessione, così anche in questo suo ultimo film ha voluto lasciarci forti considerazioni sull’importanza dell’istruzione, dello scherzo nella vita, della fatalità della morte, dell’amore che può unire docente e studente, della tradizione e sopratutto del rispetto per la senilità.
La sceneggiatura, estremamente curata, è dello stesso regista. A seguire un estratto:
“Chi non ha paura del buio è un essere umano con un difetto vitale importantissimo: gli manca l’immaginazione. Un essere umano normale non potendo vedere niente al buio, con l’immaginazione percepisce in esso l’esistenza di qualcosa. Essendo l’oscurità il mondo dell’ignoto non si può sapere esattamente cosa vi si nasconda, così nasce la paura. Ed io trovo strano che qualcuno non sia così.”

Alessia Mocci








