1999, “Gemini” è il settimo lungometraggio del regista Shinya Tsukamoto (1960), maestro del cinema cyber-punk in Giappone.
Ossessionato dalla metamorfosi, dall’horror scientifico, dalla scissione dell’io stima registi occidentali quali David Cronenberg e David Lynch.
“Gemini” è stato presentato nella Mostra del Cinema di Venezia, sezione Cinema del Presente.
A differenza dei lavori precedenti, come “Le avventure del ragazzo del palo elettrico” e “Tetsuo”, in “Gemini” opera maggiormente sulla trama intricata e verosimile piuttosto che all’uso della tecnica dello stop-motion.
Il film è comunque inquietante, lo spettatore entra in contatto con la psiche di personaggi terrificanti. Le relazioni si capovolgono, buono e cattivo non hanno più valore: l’onesto diviene malvagio e viceversa; utilizza in modo ossessivo l’allegoria dello specchio ma il riflesso del volto muta. E’ un’atroce storia che vede tutti i personaggi beffati dal caso.
Protagonista un medico Yukio Daitokuji, interpretato da Masahiro Motoki, rispettato nella città per onori di guerra. Siamo ai primi del novecento ed è in corso un’epidemia negli odiati bassifondi della città. Si innamora di una ragazza Rin, interpretata da Ryo, che ha perso la memoria e non ricorda nulla di se. Ha una cicatrice nella gamba causata -si pensa- dall’incendio che le ha cancellato i ricordi ed ucciso i parenti. Ma Rin, invero, ricorda il suo passato, ma per amore di Yukio finge. Le menzogne ed il caso faranno crollare ogni piccola certezza in uno scuro pozzo.
In “Gemini” oltre alla regia, Tsukamoto cura la sceneggiatura, la fotografia e il montaggio, come d’altronde è suo uso fare; non bisogna scordare che è anche un ottimo attore.
Le musiche son spettacolari, incalzanti, crudeli. Curate da Chu Ishikawa.
Trailer:

Alessia Mocci








