“Vital” è un lungometraggio del 2004 del regista ed attore giapponese Shinya Tsukamoto.
Noto per esser il capofila del cyberpunk ha ben dimostrato al pubblico che in pellicole come “Tokyo Fist” , “Gemini”, “A Snake of June” e “Vital” non esiste un’unica traccia artistica nel suo operato.
Presentato nella sezione “Orizzonti” alla Mostra del Cinema di Venezia. Al Festival internazionale del cinema fantastico di Bruxelles (BIFFF) vince il Corvo d’Argento nel 2005.
Ossessionato dall’inconscio e dalle possibilità della mente umana nel valutare la concretezza, nel distinguere una visione immaginifica dal fatto reale. Le sue inquadrature son diverse percezioni dell’occhio umano in un freddo estetismo esasperato delle emozioni e passioni umane.
Il protagonista, Hiroshi Takagi (interpretato da Tadanobu Asano), ha avuto un incidente, al risveglio non ricorda più nulla del recente espisodio e del suo passato. Decide di intraprendere il corso universitario di medicina. Quando però si trova, nelle lezioni di anatomia, davanti ad un cadavere per dissezionarlo, qualcosa scatta nella sua memoria. Vede una donna, questa ha un tatuaggio uguale a quello del corpo donato alla scienza per studio.
Una coincidenza macabra.
La donna è la sua ex ragazza Ryoko Ohyama, interpretata da Nami Tsukamoto, morta a causa dell’incidente che ha causato la perdita dei ricordi di Hiroshi. Hiroshi vive due vite parallele, quella reale e quella con i “nuovi” ricordi. “Nuovi” in quanto i lori incontri son in scenari mai visti prima. Ryoko comunica attraverso una danza rituale che richiama gli angoli remoti della natura e della creazione dell’uomo, comunica attraverso il movimento del corpo, connubio estetico tra l’idea e la forma.
“Sono confuso circa “il tempo”. Cos’è la mia coscienza? E’ come quella storia dei robot del futuro? E ‘ così. La gente programmava i robot con i propri ricordi. E dopo…tutti gli esseri umani morivano. Un robot rimase abbandonato su Marte. Prima della fine ci fu una grande ondata di memoria elettrica. Quindi dato che io sono qui, le volte in cui incontro Ryoko…è come se il robot me la mostrasse. Una trasmissione elettrica dei miei ultimi momenti.”
Soggetto, sceneggiatura, fotografia, montaggio son ad opera del regista. Da sottolineare la cura per la luce ed i colori, sfumature di tramonto reggono le sequenze più toccanti del film.
Le musiche son curate invece da Chu Ishikawa, già nel 1995 ha lavorato con Tsukamoto per “Tokio fist”, “Gemini”, “A Snake of June”.

Alessia Mocci















