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Kitchen, diretto da Yim Ho, trasposizione del romanzo di Banana Yoshimoto, 1997

Vi lascio l’incipit del libro “Kitchen” di Banana Yoshimoto: “Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina

Kitchen “Kitchen” è un lungometraggio diretto nel 1997 da Yim Ho(1952). Il regista di Hong Kong esordì nel 1978 con il film “The Extra”, il suo quarto film “Homecoming” del 1984 ebbe 10 nominations all’Hong Kong Film Awards, ed il quinto “Red Dust” del 1990 ne ebbe 8 nello stesso Festival. “Kitchen” è il suo decimo film.

“Kitchen” è la trasposizione in pellicola del primo romanzo di Banana Yoshimoto(1964), il libro ebbe un enorme successo immediato tanto che nello stesso anno, il 1989, il rgista giapponese Yoshimitsu Morita ne fece subito un film “Kitchen” con Kenji Matsuda, Ayako Kawahara e Isao Hashizume nella parte dei protagonisti.

Yim Ho si attiene molto alla storia, la trasposizione è fedele come del resto fece Yoshimitsu Morita. Il film racconta di una giovane, Mikage Sakurai che perse i genitori e si ritrovò a vivere con la nonna. Mikage amava cucinare ed era anche molto brava nel suo lavoro, amava della casa della nonna il rumore del frigorifero.

Quando anche la nonna morì, Mikage non sapeva cosa fare della sua vita ma un giovane, Yuiki Tanabe, che conosceva la nonna gli diede alloggio in casa proprio insieme alla madre Eriko(che in realtà non è la madre bensì il padre, dopo la morte della madre di Yuichi il padre non seppe riprendersi e si trasformò in donna dal dolore).

Mikage si dovrà scontrare anche con una ragazza innamorata di Yuichi che non sopporta che lei viva sotto lo stesso tetto del suo amore, ma la situazione si risolverà per il meglio perché Yuichi informerà Mikage del suo amore per lei.

Nel cast: Jordan Chan, Yasuko Tomita, Kar.Ying Law, Karen Mok, Siu-Ming Lau, Koon-Lan Law.

Durata 124 minuti. Trailer:

Vi lascio l’incipit del libro “Kitchen” di Banana Yoshimoto:
“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un pò arruginiti, fuori le stelle splendono tristi.”

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