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Supertrash:La croce delle sette pietre, o Il Lupo mannaro contro la colonna

Per capire davanti a che razza di film ci troviamo basta dire che è conosciuto con il titolo di “Il Lupo mannaro contro la Camorra”. Solo uno sceneggiatore folle o in preda all’etilismo[...]

Per capire davanti a che razza di film ci troviamo basta dire che è conosciuto con il titolo di “Il Lupo mannaro contro la Camorra”. Solo uno sceneggiatore folle o in preda all’etilismo poteva immaginare un simile accostamento. Ma questo è ancora il meno.

Nelle scene iniziali una setta evoca uno spirito - malefico, demoniaco? - al grido di “Aborì - lo spirito si chiama così -, Aborì, vieni qui”. Lo spirito si incarna in un gorilla che possiede la disgraziata madre del protagonista. Per questo il povero si trasforma in lupo mannaro - e che lupo! - se non ha al collo una collanina con una certa croce.

Lo scellerato si fa fregare il talismano perché è a Napoli, e lì si sa ci sono un sacco di ladri - il film è pieno di luoghi comuni, il 90% dei personaggi parla con un fortissimo accento napoletano ed è affiliata alla Camorra. E così si trasforma nel lupo mannaro più sfigato della storia del cinema, perché ha una maschera pelosa, un paio di guanti - anch’essi pelosi - e per il resto è nudo come mamma l’ha fatto. Per di più il regista - che è anche il protagonista - Marco Antonio Andolfi, ex sceneggiatore dei fumetti di Lanciostory, ha avuto l’idea geniale di farlo squittire come un topo.

Dopo varie scene ridicolo-agghiaccianti - come la lunga trasformazione in lupo mannaro, o la liquefazione di un camorrista - la potete vedere qui -, il nostro eroe riesce a ritornare in possesso del suo talismano, e lui per festeggiare decide di fare un pellegrinaggio al Vaticano.