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Feste in Ciociaria

Tra le molte iniziative popolari per il carnevale eccelle, per singolarità e partecipazione, la festa della radeca di Frosinone. E’, come tutte le altre feste, dove si brucia il fantoccio, una reminiscenza di festa fallica dionisiaca, rivisitata con circostanze storiche del 1800, quando la città capoluogo era occupata dai francesi

La radeca, è una foglia di agave che ognuno tiene in mano perché senza di essa non si può partecipare al corteo. A questo prende parte tutta la cittadinanza, con a capo il primo magistrato, la Giunta, il Sindaco, i consiglieri comunali, il gonfalone del Comune, all’ombra del quale vigeva il diritto di asilo per la durata di tutta la festa. Anche il forestiero può essere accomunato alla festa, dopo però che abbia ricevuto il battesimo che consiste nell’essere toccato sulla testa con la punta della radeca. In quel giorno è proibito portare cappelli che sarebbero distrutti a colpi di radeca.

 

Il carro di Carnevale è portato in giro per la strade della città e su di esso siede il generale hampionnet, in grande uniforme, che viene sbeffeggiato e deriso dai cittadini assiepati per le strade. Dopo che il notaio, alla fine, ha letto il testamento del generale nel quale si riconoscono tutte le angherie fatte soffrire dai francesi alla città e se ne chiede perdono, la festa si conclude dando fuoco al fantoccio del generale. Momento quest’ultimo, che da luogo a libagioni collettive che si protraggono per tutta la notte, fino alle prime luci dell’alba.

 

Durante la settimana di Pasqua, in tutta la Ciociaria, è un pullulare di iniziative e di processioni. Nel giovedì santo si usa visitare, insieme a tutta la famiglia, i Sepolcri, acconciati nelle chiese più grandi ed adorni di vasi e vasetti di grano fatto germogliare nel buio. Nel venerdì santo ogni comune ed ogni confraternita si organizza la propria processione, penitenziale per alcuni, rievocativa e storica per altri, penitenziale e rievocativa insieme, per altri ancora.

Rappresentare la vicenda del processo, della condanna e della crocifissione di Cristo è diventata una delle caratteristiche più coinvolgenti per alcune comunità che impegnano, allo scopo, ingenti somme per l’affitto di costumi, cavalli, bighe e carri romani utilizzando fino a tre-quattrocento volontari figuranti. Alcune di queste manifestazioni, la cui risonanza ha varcato i confini provinciali e regionali e che richiamano migliaia di spettatori sia italiani che stranieri, si svolgono, con pochissimi correttivi, da oltre otto secoli.

Tra le diverse varietà di dolci pasquali, con una diffusione sull’intero territorio che suscita meraviglia, primeggia la Pigna: un dolce preparato con farina, uova, zucchero e lievito di pane che le nonne approntano per i nipotini e che i fidanzati si scambiano reciprocamente.