Questo sito contribuisce alla audience di

Il superbo dolce pittore Monzon

Articolo di Giuseppe Selvaggi

Dopo cinque anni: Italo Turri

Sono cinque anni dalla morte, e come artista resurrezione, Italo Turri, il superbo e dolce pittore a firma Monzon. Anche chi non lo ha conosciuto di persona, nella sua vita di penitente dell’arte, dai suoi quadri ricostruisce una coscienza di purezza e di sacrificio nel progetto di fare arte. In questo, il pittore che poteva sembrare- vedendolo trovare nei rifiuti il materiale per la sua angelicata salita verso la poesia visiva- un emarginato, è stato uomo di sicura cultura per ciò che di nuovo imponeva la ricerca del Novecento.

Il tremendo e meraviglioso fulmine di Gesù: Beati gli ultimi perché di questi sarà più sicura e rapida l’entrata nei cieli del futuro, per Italo Turri significa: Beati gli ultimi nel mondo dell’arte perchè saranno questi nella prima linea nel domani della poesia, Italo Turri ripensandolo, mostra dopo mostra, in questi cinque anni, riesce ad essere, non apparire, sul traguardo degli artisti che possono rimanere vivi dopo la morte. Mentre migliaia, anche di firma famosa cadono nella resistenza al tempo: che in arte e nella poesia non ammette vittorie sterili.
Questa mostra di omaggio, in un luogo sacrale per la religiosità della cultura, nella città di ferentino, segna un’altra tappa preziosa in avanti, nella conoscenza di questo artista, di improvviso nella prima linea. Ci vorrà ancora, un paziente lavoro di conoscenza sulle sue opere, nella sua autentica realtà, per stabilire le circostanze storiche e le ragioni accertabili, sempre attraverso la luminosa solitudine dei suoi quadri, per fare dell’ammirazione postuma, crescente, una affermazione critica.Per fare di Italo Turri un pittore di diritto presente nelle conclusioni inventive del nostro Novecento.
Il merito più consistente di Italo Turri è stato quello di avere fatto centro nella scoperta più audace del Novecento, riguardante il rapporto tra pittura e materia per la sua realizzazione, dopo l’avvento di nuove tecniche nelle arti visive. A cominciare dalla fotografia. Turri ha intuito, e messo in pratica la verità secondo cui tutte le strade conducono alla poesia, purchè se ne abbia consapevolezza e carisma concretizzante. Le sue scelte povere del cartone abbandonato, persino sporcato, e dell’utilizzazione anche dei colori di rifiuto assume capacità di simbolo ammonitore. Monzon, così, è tra gli artisti di una avanguardia interiore e fattiva, ch’è la ricerca. La sua leggendaria povertà, volontaria, si alza a valore di affermazione anche di principio. L’arte è dono di sapienza, insieme dono dello spirito procreante.

La sapienza di Monzon è consistita nel credere alla possibilità di far poesia anche con il “niente” del giorno dopo giorno vissuto nella fede, e della quasi “elemosina” - per i cartoni e i colori- dei mezzi per fare arte. Da qui la sua francescanità del suo esistere. Monzon poverello dell’arte, per questo vincente. Certo le sue scelte sarebbero crollate dinanzi alla impotenza come poeta tramite le immagini. Ma egli aveva soffio della invenzione creativa.
Questa mostra è utile alla urgente decisione di immettere Monzon nei canali della critica storcizzante dell’arte contemporanea, valorizzando, o non nascondendo, gli aspetti della sua volontaria povertà. -Questa, nella mostra di Ferentino, brilla come ricchezza-.

10 Settembre 2000, Giuseppe Selvaggi

Italo Turri Monzon

Italo Turri Monzon
Italo Turri MonzonItalo Turri MonzonItalo Turri MonzonItalo Turri Monzon