
• Nei I disturbi specifici del linguaggio, i bambini hanno l’intelligenza nella norma, senza problemi neurologici, psicologici e sociali. Il disturbo specifico del linguaggio riguarda il 5% dei bambini (soprattutto maschi e mancini) e porta al ritardo del linguaggio. Sono bambini molto attenti con gli occhi ma hanno difficoltà a parlare. Se a 3 anni non parla, questo porta al deficit e al disturbo specifico dello sviluppo. Bisogna farlo lavorare sulle immagini e sul visivo.
Spesso la mamme parlano velocemente e non scandiscono bene il fonema e il bambino non ha tempo di memorizzare bene e non parla bene. L’ICD10 individua nel codice F80.1 il disturbo dell’espressione del linguaggio e questo porta al fatto che hanno QI normale ma difficoltà nel linguaggio e nella morfosintassi, nella fonologia e fanno frasi di due parole a due anni, hanno scarso vocabolario, è ripetitivo e la frase è immatura e hanno disturbi emozionali nel comportamento e iperattività organica, psicologica ed evolutiva. Tutto questo porta al fatto che richiedono la somministrazione di farmaci e la riabilitazione. Sono bambini che vanno all’isolamento ed hanno inadeguatezza sociale, iperattività, ansia.
• La balbuzie. Va dai 2 ai sei 6 anni. Tutto questo porta ad affrontare una terapia di neuropsicomotricità. Quindi si lavora sulla psiche del soggetto che ha un trauma, lo si fa studiare ad alta voce e si fa autoascolto (Livello logopedico). Si deve lavorare sul rilassamento muscocolare, sulla postura (dove scarica il peso) e si fa training logopedico.
• Nel disturbo dell’apprendimento abbiamo:
• disturbo specifico della lettura
• disturbo di dislessia
• disturbo di disgrafia
• disturbo di abilità matematiche
• disortografia
Tutto questo porta ad effetti collaterali come iperattività, disturbo del linguaggio, ritardo psicomotorio ed hanno QI normale, ma hanno delle difficoltà.
Bisogna usare strategie visivo-percettive per attivare l’emisfero destro.
• I dislessici leggono parole lentamente ed hanno deficit nell’emisfero sinistro perché hanno problemi del sistema visuopercettivo. Il QI è nella norma ma hanno difficoltà ad esprime l’intelligenza e da adulto sviluppano un meccanismo compensatorio. Hanno difficoltà nel corsivo che non sanno fare, sono lenti, saltano le righe nella lettura, inventano le parole, tirano ad indovinare, non imparano le tabelline, l’alfabeto e i giorni della settimana. L’ambiente li giudica male. Mancano di attenzione visiva e quindi non hanno immagine mentale delle lettere.
Hanno ansia da prestazione, frustrazione di non riuscire, angoscia di non farcela, rabbia di non essere capiti. Se va in disistima, avrà un problema psicologico. Bisogna dagli stima e fiducia. Sono dei paraventi perché accettano passivamente il loro problema e non attivano strategie per risolverlo.
• La disgrafia riguarda e gli aspetti formali del grafema.
• La disortografia riguarda aspetti sintattici ed ortografici.
• Discalculia. Riguarda il processamento numerico (scrittura e lettura dei numeri), conoscenze procedurali, abilità di calcolo. In terza elementare ci si rende conto o del discalculico o del dislessico che non saprà mai le tabelline. Nel cervello infatti non si attivano bene delle aree della fronte e della nuca (aree parietali). Contare con le dita è legato all’immagine corporea e quindi se acquisisco la numerazione c’è tonicità maggiore sulle dita e c’è anche l’atto volitivo della mente verso il corpo ed è un lavoro essenzialmente cognitivo. Bisogna stimolare la memoria spaziale.

Elettra Cecilia








