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La figura di Italo Turri

Articolo di Claudio Strinati

Innamorati al tramonto di I. Turri

La figura di Italo Turri è enigmatica e poderosa. Il suo linguaggio perfettamente coerente e unitario dalla prima all’ ultima opera è aspro, ridotto all’osso, apparentemente trascurato e spicciativo, fatto di pennellate stese con la brutale indifferenza di chi vernicia una staccionata, di chi sbozza una prova di colore, di chi graffia e scortica una superficie già dipinta per sovrapporci qualcosa. Ne scaturiscono immagini ruvide e spettrali, che sembrano promanare da un mondo grossolano, abbrutito, mortificato da una vita grama e solitaria dove le forme a mala pena riescono a assumere l’aspetto di una vaga verosimiglianza strapazzata da segni che trasformano tutto in ectoplasmi e fantasmi grottescamente deformati.

L’ artista più che osservare aggredisce le proprie stesse immagini. Sembra disprezzarle, massacrarle di odio e di rabbia. La stesura arida e selvaggia, senza preparazione e senza rifinitura, travolge tutto ciò che viene rappresentato, animali e persone, città e campagna, alta società e poveracci, gente che va e che viene senza ragione e senza spazi, appesa al nulla e ricacciata dentro lo spazio da cui vorrebbe forse emergere.

E’ un luogo incivile e inospitale quello che il pittore scaraventa addosso ai suoi osservatori. Eppure quanto amore sviscerato e ardente per l’arte intesa come uscita clamorosa e irritata dal mondo che non ci piace!

Turri è un giudice forse ingiusto con se stesso e con gli altri, ma nello stesso tempo è una specie di involontario terapeuta che estrae implacabilmente lo sbalordimento e la preoccupazione che ognuno di noi prova quando si trova di fronte a ciò che non riesce a tollerare e che provoca ripulsa o fastidio.

Turri ha ricostruito un mondo parallelo a quello della normalità e del quotidiano, un mondo che è in definitiva altrettanto normale e quotidiano ma è attraversato da una allucinazione complessiva che rende tutto uguale e tutto rimescola in una specie di immobile fermata di un treno che non può attraversare il tempo, non parte e non arriva.

E’ impressionante, insomma, l’insieme delle opere che restituiscono una personalità densa e fremente. Turri è un vero inventore di immagini. Può certamente essere avvicinato a tanti altri pittori che nel Novecento si sono mossi in una prospettiva simile ma resta unico e incomparabile.

Certo si potrebbe dire che è una specie di Rouault redivivo quando non appare come un Eliano Fantuzzi sconquassato e alieno da qualunque forma di edonismo alla buona. Ma al di là di suggestioni del genere è evidente come l’invenzione della forma in questo pittore non ha precedenti, non conosce influssi.
E’ in effetti un artista vero e strano che sembra non voler né piacere né comunicare. Eppure il suo messaggio arriva in modo sorprendente. Un poeta scorbutico e perennemente fuori dalle righe che non intende insegnare né educare eppure ha la forza incredibile del vero testimone che vigila sulle nostre percezioni e apre porte inattese anche se sovente inquietanti.