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Persiani contro spartani visti da Frank Miller

Frank Miller ha più volte raccontato la lontana ispirazione di uno dei suo grandi capolavori: verso i sette anni i genitori l’avevano portato al cinema a vedere il film The 300 Spartans in compagnia del fratello. La visione di questo kolossal tipico degli anni ’60 lasciò interdetto il piccolo Frank. Abituato a leggere di storie di eroi che agivano per il bene e ricevevano, dopo ogni successo, il plauso della gente si trovò di fronte, nello splendore del Technicolor, a degli eroi che sacrificavano la propria vita per un ideale, per il rispetto della legge, per la libertà del proprio popolo, perché era la cosa giusta da fare. Non era stato abituato a leggere (o vedere) storie dove i buoni, alla fine, morivano. Quello che era il messaggio veicolato dai fumetti di supereroi dell’epoca era “crime does not pay” (il crimine non paga); l’eroe, sorridente e trionfante alla fine dell’albo, era l’incarnazione di questa massima.

Da qui l’idea, divenuta tavole-capolavoro, di raccontare la vicenda della mitica Battaglia delle Termopili in cui la leggenda vuole che 300 spartani resistettero all’intero esercito persiano comandato dal re Serse, composto da milioni di soldati decisi a conquistare la Grecia.