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I produttori

I produttori con cui le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale allacciano rapporti commerciali, sono selezionati secondo criteri che individuano gruppi o intere comunità di produzione che nei principi del movimento trovano un modello autosviluppo basato su dignità del lavoro, democrazia, e salvaguardia delle identità culturali.

Gli attori principali del Commercio Equo e Solidale sono costituiti da comunità che perseguono logiche di autosviluppo, organizzate secondo principi di democrazia di base, che prevedono la partecipazione collettiva dei lavoratori al processo decisionale e l’apertura alla collaborazione con altre realtà produttive che perseguono obiettivi analoghi. Le condizioni di lavoro al loro interno devono salvaguardare la salute dell’uomo e dell’ambiente, mentre una maggiore attenzione è rivolta a quelle situazioni in cui si possono creare condizioni di sfruttamento del lavoro minorile. Nella selezione dei gruppi è data preferenza ai gruppi di produttori che vivono ed operano in zone rurali e urbane marginali, a gruppi discriminati e svantaggiati (portatori di handicap fisico o psichico) o oppressi (rifugiati e minoranze), ed a gruppi che sono espressione di culture autoctone o appartenenti a popolazioni indigene. Infine, poiché il movimento per un Commercio Equo e Solidale auspica che la maggior parte della creazione di valore aggiunto deve svolgersi nel paese di origine, sono privilegiati i gruppi che producono e vendono prodotti finiti.

L’attività produttiva del gruppo deve essere legata all’educazione, alla formazione ed allo sviluppo sociale dei propri membri. All’interno dei gruppi di produttori deve essere promossa una qualche forma, tradizionale o moderna, di mutua assistenza sociale dei membri (salute, infortunio, invalidità, etc.). Ai partner deve essere sempre garantita una buona retribuzione che tenga conto del costo della vita nelle singole regioni, permetta di coprire i costi di produzione, garantisca il soddisfacimento delle necessità di base e la parità salariale tra uomini e donne. Eventuali utili, inoltre, devono essere reinvestiti nell’attività produttiva o essere utilizzati a beneficio sociale della comunità.

La produzione dei beni deve essere concepita in modo da evitare la dipendenza dalla produzione destinata all’esportazione. In particolare, i prodotti alimentari non devono incidere sulla produzione di derrate agricole primarie destinate all’autoconsumo, onde evitare di mettere in pericolo l’economia locale di sussistenza. La produzione artigianale deve svolgersi con metodi tradizionali e tecnologie amministrabili localmente, privilegiando l’utilizzo di materie prime locali, escludendo materie prime scarse e manufatti ottenuti con queste ultime. Infine, la qualità dei prodotti deve corrispondere agli standard qualitativi del mercato di consumo di riferimento, soprattutto quello occidentale.

L’attività di produzione così concepita porta alla realizzazione di prodotti “equi”, che sono (o hanno la pretesa di essere) a contenuto zero di sfruttamento umano e ambientale.

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