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La comunicazione e la sua complessità

La Comunicazione, secondo il dizionario etimologico è l’“atto di comunicare, trasmettere ad altri” (Nuovo Deli). Nella nostra società, abituata ad interagire con i mezzi audio-visivi, la trasmissione è immaginata quasi esclusivamente tramite la voce, ma forse la ricerca continua di aggiungere l’immagine (dalla radio alla televisione, dal telefono al video-telefono) celano un’esigenza intrinseca alla comunicazione stessa…

La Comunicazione, secondo il dizionario etimologico è l’“atto di comunicare, trasmettere ad altri” (Nuovo Deli). Nella nostra società, abituata ad interagire con i mezzi audio-visivi, la trasmissione è immaginata quasi esclusivamente tramite la voce, ma forse la ricerca continua di aggiungere l’immagine (dalla radio alla televisione, dal telefono al video-telefono) celano un’esigenza intrinseca alla comunicazione stessa…

 

La Comunicazione verbale ha assunto, ormai da molti anni, una supremazia su ogni altro tipo di comunicazione, perché le è stato attribuito il “falso” diritto di essere esatta.

In realtà la parola è uno degli elementi che custodisce un’ambiguità oltre l’immaginazione di chi la usa.

Una frase senza punteggiatura, enfasi o mimica facciale lascia libero arbitrio a diverse interpretazioni per quanto lineare essa possa apparire nella sua struttura sintattica (struttura) e semantica (senso).

Se ci rivolgiamo a qualcuno dicendogli :

 

“Tu se pazzo”

 

Contrariamente a quanto possa far pensare il contenuto della frase, le reazioni del nostro interlocutore saranno molteplici e questo dipenderà da dei fattori “sociali” e da dei fattori “fisici”.

I fattori “sociali”, sinteticamente, rispondono alle domande: “a chi mi sto rivolgendo?” :

1) Ad un mio “pari”, un amico, un collega, un coetaneo;

2) Ad un mio “superiore”, un insegnante, un genitore, una persona più anziana di me;

3) Ad un mio “subordinato”, un alunno, un figlio, una persona più giovane di me;

 

e “dove sta avvenendo la comunicazione”:

1) in un ambiente formale, ufficio, scuola, tra conoscenti e/o estranei.

2) in un ambiente informale, a casa, tra amici e/o parenti.

 

I fattori “fisici” o “comportamentali” sono ovviamente strettamente correlati al nostro ed all’altrui atteggiamento :

1) Il volto : sorridente, corrucciato, sibillino;

2) Lo sguardo : aperto, minaccioso, sfuggente;

3) Il tono della voce : caldo, squillante/inasprito, impercettibile

4) Le mani : accompagnano le parole con movimenti lenti, frettolosi, ampi, esagerati.

 

 

La casistica e le combinazioni sono molteplici, e quindi anche le risposte che possiamo ricevere ad ogni nostra comunicazione saranno infinite:

 

La nostra frase apparentemente molto chiara può diventare quindi:

 

un allegro e sorridente:

 

“Tu se pazzo!”                                                      *

 

 

 

 

sottintendendo un atteggiamento di complicità ed amicizia tra i due interlocutori,

 

 

o un irritato “Tu se pazzo!?!”                                 *

 

 

 

che manifesta tutta l’incomprensione e la volontà di ferire la persona alla quale ci si rivolge.

Provate a porre attenzione all’espressione del vostro volto e del vostro tono di voce e cominciate a registrare le diverse risposte che ricevete ad ogni vostra comunicazione.

State attenti però perchè rischiate di toccare l’altrui suscettibilità, non tutti sanno stare allo scherzo!!!