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La Parola figlia del Gesto

Quando ci congediamo da qualcuno avvertendo una sensazione di disagio, è molto probabile che i nostri sensi abbiano percepito dei segnali discordanti rispetto al dialogo intrattenuto. Un sorriso accompagnato da uno sguardo sfuggente, un tono di voce aspro che accompagna parole d'affetto...

Poiché siamo composti da milioni di muscoli, di cui una buona concentrazione risiede nel volto, le combinazioni dei nostri movimenti possono essere quasi infinite. Interpretarli, senza osservarli con estrema attenzione nel loro insieme da origine ad un’interpretazione troppo “spicciola” che ha relegato la Comunicazione Non Verbale (CNV) ad un ruolo di secondo e a volte anche terzo piano nell’analisi della comunicazione umana malgrado la sua predominanza rispetto alla parola sia stata accertata in modo indiscusso dai più rinomati studi.
Se avete ancora qualche dubbio sulla sua imprescindibilità nella comunicazione provate davanti ad uno specchio o con qualcuno (con una videocamera ne avreste la certezza matematica) a formulare delle frasi anche semplici e annotate tutti i piccoli e grandi gesti che le accompagnano. Vi accorgerete che sono molto più numerosi di quanto potevate immaginare e che se riprovate a parlare cercando di “immobilizzarvi” l’unica cosa che risentirà veramente di questo stato di immobilità sarà proprio il vostro linguaggio verbale.
Se volete sapere il perché Mario Pacori ha riportato qui per noi in breve i risultati degli ultimi studi di Krauss e Morsella che seguono gli altrettanto interessanti esperimenti di Bernard Rimé che spiegano perché la parola sia sempre accompagnata e addirittura preceduta dal gesto.

Se poi la curiosità vi attanaglia potete leggere qui alcuni estratti della ricerca  in corso di pubblicazione
(attenzione è in formato .pdf e in inglese!!!).

Alla luce di tutto questo verrebbe voglia di dire che il silenzio è d’oro la parola d’argento e il gesto di piombo!
Buona lettura e attenzione a come vi muovete :)