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La Canzone, per comunicare con il cuore

Tra le tante forme di comunicazione, la canzone è sicuramente quella che tocca più facilmente le corde del cuore e riesce a suscitare emozioni che ci riavvicinano al nostro sentire. Ma se il "giudizio" è spesso automatico, perché durante le grandi manifestazioni come Sanremo si finisce per dire alla Chiambretti "comunque vada sarà un successo" ?

Quando ci poniamo in ascolto noi non escludiamo la realtà circostante o il nostro sentire, al contrario apriamo un nuovo canale di comunicazione. E’ vero che attraverso la musica si possono osservare le peculiarità di un popolo e del contesto storico che vive, ma è altresì vero che ogni canzone, prima di tutto, la associamo al nostro vissuto. Quando ascoltiamo musica straniera, se non riconosciamo le parole, ci lasciamo guidare dalle emozioni che suscita in noi il suono (anche del testo). Per la musica italiana, invece, o comunque cantanta nella nostra lingua madre, restiamo molto più avvinghiati al senso delle parole che nella maggior parte dei casi associamo ad avvenimenti che sono accaduti in concomitanza della prima volta che abbiamo ascoltato una determinata canzone (i motivetti estivi, l’inizio o la fine di un amore etc.). Il contesto assume quindi un ruolo di primaria importanza nel nostro giudizio verso un nuovo brano.

La radio, per alcuni versi è lo strumento che garantisce il maggior livello di neutralità. Aldi-là della voce e dei commenti del presentatore, che possiamo o no gradire, non esistono distrattori visivi (abbigliamento, decoro dell’ambiente ecc.). La mente è lasciata libera di ascoltare creando delle associazioni solo tra la realtà personale, la voce del cantante, la rappresentazione immaginaria che ciascuno di noi si crea della persona che canta, e il proprio sentire, legato al momento nel quale viene ascoltata. Per quanto possa sembrare complicato, in queste condizioni, la persona riesce in realtà a formulare un giudizio pressoché immediato che ha la tendenza a restare immutabile nel tempo, nei confronti di una nuova canzone.

Allora perché per le grandi manifestazioni non avviene la stessa cosa, soprattutto se poi, come per Sanremo, le canzoni devono essere inedite?

Escludendo il giudizio precostruito da un ascolto precedente, in realtà non garantiamo alcuna obiettività nel giudicare. Perché la nostra mente, abituata ad esprimere costantemente giudizi anche se non richiesti, non si lascia attraversare unicamente dalla qualità musicale della canzone. In questo caso la canzone deve varcare diverse barriere a cominciare da quella del giudizio precostruito sul cantante (spesso una canzone ci piace o meno a seconda di quanto amiamo il suo interprete anche se non abbiamo avuto modo di ascoltarla bene), sulla organizzazione dell’avvenimento (preparativi, critiche, scandali, polemiche) e sui suoi presentatori (gradimento di un personaggio piuttosto che di un altro). Infatti, se la formula di modificare i presentatori, la struttura dell’organizzazione e i parametri di valutazione garantiscono o tentano di eliminare l’effetto “monotonia” in realtà non permettono una valutazione imparziale e il confornto già difficile all’interno della stessa edizione diventa impossibile su due o più edizioni.

Inoltre l’occhio gioca un ruolo di primaria importanza. Spesso siamo portati ad osservare maggiormente il “look” del cantante o di coloro che calpestano il palcoscenico e tutti i movimenti della scena stessa. Quindi l’attenzione verso la canzone ne subisce inevitabilmente delle influenze.

Poi, gli effetti “maratona” e “competizione” finiscono per eliminare del tutto l’”imparzialità“. E’ il cantante preferito che vorremmo vedere vincitore. La bella canzone, che tra l’altro non siamo mai messi in condizione di ascoltare ed apprezzare come si dovrebbe, passa in secondo piano.

Tutto questo, e ancora tante altre più o meno sottintese strategie portano ad una scelta spesso sommaria che è destinata a subire infinite modifiche nel tempo.

Aldilà di tutto questo Sanremo, come le altre manifestazioni canore simili, restano degli avvenimenti di primaria importanza, per il mondo della canzone (che li si snobbi o ci si appassioni) e finiscono per cadenzare il corso dell’anno per tutti.

Le infinite polemiche fanno parte del gioco : “non importa se si parli bene o male l’importante e che si parli“; e bisogna ammettere che la formula è stata ben studiata. Quindi accettiamo di sederci comodamente in poltrona e lasciarci trasportare dagli infiniti distrattori che accompagneranno quelle che diventeranno molto probabilmente le nuove colonne sonore dei futuri avvenimenti della nostra vita.

 

Se volte saperne di più, commentare, discutere o raccontare la vostra esperienza scrivetemi.