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Dopo San Valentino pure la Festa della Donna?

L’8 marzo, spesso ricordato più per la ricorrenza della Festa della Donna che per il tragico evento che ne ha dato origine è una di quelle festività molto spesso criticata e non soltanto dalla popolazione maschile. Ma è poi proprio così odiosa?

Da diversi anni locali, ristoranti musei, cinema di capitali di tutto il mondo come Londra e Parigi, hanno inserito l’8 marzo nel loro calendario delle Festività. Tutti si preparano a serate speciali nelle quali la parola d’ordine è “Per sole donne”.

Questa apparente esclusività è forse alla base di una ormai atavica polemica : “Ma c’è bisogno proprio di inventare una ricorrenza per ricordarsi della Donna?”

Purtroppo probabilmente, nonostante gli evidenti cambiamenti la risposta è ancora “Si”, ma questa volta i primi colpevoli non sono i Signori, ma bensì proprio il “gentil sesso”.

Le prime a non riconoscersi un ruolo, a lottare il doppio dei colleghi maschi per dimostrare di essere all’altezza degli stessi, trascurando spesso quelle che un tempo erano considerate le loro attività principali, sono le Donne.

Se è vero che qualcuno non ci riconosce qualcosa è altresì vero che noi non ci riconosciamo prima degli altri. Tutto il lavoro svolto tra le mura domestiche, dietro le spalle di grandi uomini o le azioni che hanno causato avvenimenti non sempre di grande risalto, sono lavori di estrema importanza, ma che spesso non appagano la sete di una “sana” realizzazione narcisistica.

Siamo sinceri quanti premi per la miglior Casalinga sono mai stati istituiti? Eppure oggi la maggior parte delle donne che si lancia in una carriera extra-domestica dopo aver cercato di arrabattarsi in tutti i modi tra casa e lavoro, se il budget familiare lo permette, non disdegnano certo una collaborazione domestica.

Vittime per antonomasia, adulte o ancora bambine sono descritte in tutte le barzellette come l’essere chiacchierone e lamentoso per eccellenza, spesso “relegato” allo stato di moglie di un un uomo alquanto burbero e taciturno; eppure, quando si tratta di commemorare i sacrifici delle donne che ci hanno preceduto e permesso una vita “più” agevole o quelle che ancora combattono per la propria sopravvivenza, ci ricordiamo di fare le Femministe ad oltranza e, mazzolino di mimosa e cenetta con le amiche a parte, siamo le prime a disdegnare questa festa.

E’ giusto, ridurla solo a questo è molto denigrante, ma se non ci fosse neanche questo quanti si ricorderebbero di quelle 129 operaie di NewYork? E quanti penserebbero, almeno per un giorno, non soltanto della condizione delle Donne di Paesi a noi culturalmente lontani, ma anche a quella a noi più vicina che vede ancora troppo spesso tante vittime di violenza fisica e psichica dentro e fuori dalle mura domestiche?

E se per una volta tutto questo lo celebrassimo con un brindisi che sottintende la promessa “io non lo permetterò più”? Cosa c’è di male o di consumistico in tutto questo? E cosa ci impedisce di farlo insieme a tutti quegli uomini che hanno combattuto e combattono al fianco di queste Donne e per una volta loro, dietro le quinte hanno permesso questi cambiamenti?

Le “Donne del 2000″ sono cresciute tra ambizioni e desideri, sinceramente o falsamente sicure di sé. Piene di contraddizioni, rivincite e frustrazioni, si portano spesso dietro ancora quel senso di vergona, inculcatole fin da piccole (”Nottatta persa e figlia femmina”). Una colpa non-colpa che le ha portate tutte a dirsi, almeno una volta nella vita, e semmai a denti stretti, in un momento di sconforto o di rabbia “se rinasco voglio essere un uomo.”

Facendoci torto un’ennesima volta, più di quanto mai abbiamo potuto fare i più acerrimi maschilisti, ci annientiamo e invidiamo una condizione che non ci appartiene e che probabilmente è molto meno piacevole di come possiamo fantasticarla.

Forse l’8 marzo dovrebbe diventare più spesso uno di quei momenti nei quali celebrando le lotte vinte di tutte le Donne, e supportando quelle ancora in corso, senza più quell’esclusivismo che riporta ancora una volta all’idea dell’esclusione, alzassimo i calici ringraziassimo tutti insieme di essere esattamente quello che siamo: degli ESSERI UMANI.

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“Les femmes qui veulent être les égales des hommes manquent sérieusement d’ambition”.

(Rosa Luxembourg)

Le donne che voglio eguagliarsi agli uomini, profondamente, mancano d’ambizione.