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Dislessia: un disturbo non una malattia

Scambiata spesso per cattiva volontà, distrazione, incompetenza, la Dislessia è un disturbo dell’apprendimento che ostacola le attività scolastiche e non solo di molti più ragazzi di quanto possiamo pensare.

Non colpisce il quoziente intellettivo (anzi si accompagna spesso ad una particolare vivacità e creatività)  e non si manifesta fisicamente (se non forse con un’iperattività in molti casi sottovalutata). Il ragazzo e in seguito l’adulto dislessico, sembrano in tutto e per tutto normali se non fosse per le continue difficoltà che presentano nella lettura, nella scrittura e di conseguenza nella grafia e calcolo (praticamente quasi tutte le abilità richieste dalla scuola). Un disturbo che anche dopo anni di studio ed impegno faticoso si manifesta, portando allo sconforto sinanche i soggetti che sono riuscititi più faticosamente degli altri a raggiungere risultati insperati.

Il ragazzo dislessico difficilmente riesce a portare a termine i suoi compiti non distraendosi, non alzandosi, non biascicando sui testi o addirittura non addormentandosi. Lo sforzo e i risultati spesso troppo esigui dovuti per lo più all’inadeguatezza delle metodologie tradizionali rispetto a questo genere di disturbo (non si tratta di una malattia), generano quasi sempre un clima di sfiducia e di poca autostima.

Le persone che sanno di essere dislessiche e i genitori che ammettono che i loro figli sono dislessici sono ancora troppo poche rispetto al numero reale degli affetti da DSA. Inoltre, paradossalmente la quasi perfetta corrispondenza tra la scrittura e la pronuncia della nostra lingua camuffano molto più facilmente questo disturbo rispetto agli altri paesi dove, manifestandosi in maniera più evidente, ci si è attivati nella introduzione di supporti alternativi da molto più tempo.

Anche se con tempi ancora troppo lenti, il Miur sta prendendo provvedimenti e l’AID (Associazione Italiana dislessia) non cessa di organizzare incontri, corsi e produrre materiale informativo per far conoscere l’esistenza di questo disturbo.

E’ importante ricordare che la dislessia si manifesta a diversi livelli e che, dopo anni di impegno e motivazioni molto più forti di quanto servano “normalmente”, un dislessico può anche leggere e scrivere in modo quasi fluente (specie grazie ai supporti informatici), ma avrà bisogno comunque di tempi di rilettura e correzione superiori alla media che non gli garantiscono sempre un risultato esente da errori.

Se supponete di essere dislessici, o pensate che possano esserlo i vostri figli, non abbiate paura ! Sottoponetevi/li subiti ad una diagnosi effettuata da SPECIALISTI. Se non servirà ad eliminare il disturbo dell’apprendimento, permetterà di prenderne e far prendere coscienza ed aumentare un po’ la propria autostima, diminuendo proporzionalmente quel senso di inadeguatezza che accompagna tutta la vita del dislessico e della sua famiglia. Sapere, permette di affrontare in modo più sereno un percorso che se difficile per alcuni versi si può rivelarsi pieno di sorprese per altri.

 

Sapere di non essere i soli è il primo passo, se volte scrivetemi e raccontatemi la vostra storia, poterebbe aiutare qualcun altro.