Questo sito contribuisce alla audience di

La comunicazione con il papà

Un'infinità di volte ci siamo ritrovati a sentirci dire frasi del tipo "Aspetta che torni tuo padre", "speriamo che tuo padre non lo venga mai a sapere..." e così nel nostro fantastico mondo di bambini contornato da fate, draghi principi e regine, guardie e ladri, il papà riveste più spesso il ruolo del sovrano Despota, piuttosto che quello del Maestro di vita, di colui che penetra la vita amorevolmente piuttosto che pretendere con rabbia quello che gli è dovuto...

In ogni famiglia la ripartizione dei ruoli costituisce un punto fondamentale. Volontari o no, molto spesso caratterizzeranno l’andamento di tutto il nucleo familiare molto più di quanto non lo si possa immaginare.

La nostra mente, incapace di tutto comprendere, procede per classificazioni e quando ci viene pronunciata la parola “padre” subito elabora stereotipi e modelli e generalmente li etichetta nel :

Padre autoritario: Ufficialmente è colui che impone le regole. Se non torna a casa non si cena, ed a lui è relegato il compito di dispensare punizioni.

Padre remissivo: Apertamente gli vengono tolti tutti i poteri decisionali, il suo compito è relegato a quello di aprire il portafoglio quando serve, possibilmente senza chiedere spiegazioni. 

Padre assente: Lavora “48″ ore al giorno, ha sempre una riunione improvvisa o un viaggio di lavoro che sistematicamente mandano a monte qualsiasi progetto familiare. Non sgrida, non ne avrebbe il tempo, e non interviene nell’educazione ma se può ricopre di regali.

Padre onnipresente: Generalmente è molto raro. Non si capisce bene come faccia a lavorare e ad essere contemporaneamente a scuola, in piscina, nelle situazioni critiche e perfino disposto a ricontrollare i compiti ed ascoltare le lezioni, ovviamente dopo aver preparato la cena!!!

Padre bambino: E’ il miglior compagno che si possa desiderare, adora i nostri stessi giochi, ed è sempre pronto a coprire ogni nostro errore e bugia. Se siamo giù d’umore ci lascia vincere, ed è sempre sorridente anche se è stato appena licenziato. Peccato che da adulti non vi potrà aiutare a giocare la partita della vita.

 

Ovviamente, come in tutte le catalogazioni anche questa esaspera la caratterizzazione dei tipi ed è sicuramente incompleta, ma rende sufficientemente l’idea di quello che vogliamo quando pensiamo alla parola “padre”.

Alti, forti, bellissimi ed imbattibili come sono nel nostro immaginario di bambini i nostri padri sono destinati a fallire nel loro compito principale “difenderci contro tutto e tutti”. In molti casi il fallimento parte dal nucleo familiare. Difenderci dal possesso della madre, non è spesso cosa facile.

Per nove mesi abbiamo vissuto in un ambiente protetto, nel quale non avevamo bisogno di chiedere: il necessario ci era dato e comunque le nostre richieste venivano spesso esaudite prima di formularle come pensieri compiuti. Stessa situazione al momento della nascita, quando, circondati da stimoli infiniti, riconosciamo con un colpo d’occhio l’alleata che ci ha permesso di emettere quel primo vagito.

La comunicazione con il padre, subentra inevitabilmente solo in un secondo momento e può essere più o meno disturbata a seconda di quanto sia “invadente” la presenza materna (”non tenerlo in quel modo”, “lascialo stare”, “dallo a me non vedi che piange con te?”).

Il dono più grande che una madre possa fare a suo figlio è donargli un rapporto con il padre. Non è, e non sarà mai facile per nessuno dei tre, ma è importante!

La natura è molto equilibrata nelle sue scelte e se, per l’essere umano, ha reputato giusto farlo accudire per un lungo periodo da un padre ed una madre ci dev’essere una ragione profonda.

Nel tempo gli stereotipi di padri si sono andati sempre più cristallizzando e l’affermazione di un potere anche sociale da parte delle donne ha portato a sminuire, in molti casi, quello che era il ruolo e il potere del padre in casa.

Qual’è il padre ideale che tutti noi vorremmo?

Probabilmente un padre che tornando a casa trovi sempre un po’ di tempo per giocare con noi, semmai dopo averci amorevolmente sgridato e farci compreso l’errore per il quale la mamma ci ha tenuto il broncio tutto il giorno; e che non ci faccia mai sentire soli nelle nostre scelte importanti, pur accettando di guardarci da lontano.

In realtà come in tutte le cose ‘”l’ideale” non solo non si raggiunge, ma è anche nocivo, perché non è vero, non è autentico, proprio come i padri di quelle pubblicità, che se ci avete fatto caso sono capaci, sorridendo costantemente, di: portare i loro figli a fare il giro del mondo, videotelefonarsi con le mogli per avere loro notizie, preparare la colazione e il pranzo e tutto senza MAI parlare con i propri figli!

Allora forse non è importante più che tipo di padre si è avuto o non avuto. E’ importante che, come abbia potuto, ci sia o non ci sia stato, perché anche le assenze hanno un significato nella nostra vita.

E’ sicuro che con un solo genitore si può crescere, e spesso di cresce anche più in fretta, si è maggiormente responsabilizzati, (quando non si è schiacciati dal peso delle responsabilità del genitore che manca), ma è anche vero che quando si ha la possibilità di averli tutti e due al proprio fianco, e non ci si lascia trascinare nelle “lotte di potere” innate in ogni essere umano, si è davanti all’occasione di imparare il doppio, perché una madre può sgridare come un padre ed un padre può accudire come una madre, ma mai nessuno dei due potrà regalarci il cuore dell’altro.

A tutti coloro che non hanno potuto o voluto incontrare i loro padri da piccoli o che si ostentano a portargli il broncio da grandi per quello che non hanno saputo fare od essere vi auguro di  cuore di provare ad incontrarli oggi, se ancora potete.

Non rincorrete quello che non è stato, ma quello che è: un uomo che nel bene e nel male, apertamente o meno, vi ha desiderati.

Se ci siete, se esistete è anche grazie alla sua volontà, alla quale voi avete dato forma.

Se non ha saputo ascoltarvi quando né avevate bisogno, probabilmente è perché è rimasto inerme di fronte alle vostre richieste, perché nessun ha mai risposto come lui voleva alle sue e non sapeva come fare.

E se non avete più la possibilità di parlargli, di incontrarlo, cercatelo dentro al vostro cuore, nella parte più profonda di voi, quella che non ha mai dimenticato i baci mentre dormivate e le caramelle lasciate qua e là per la casa. Fatele posto attraverso la foresta dei ricordi negativi, fate in modo che come un raggio di sole vi penetri e vi permetta di osservare quella foresta farsi prateria.

E allora… non vi sentirete più tanto colpevoli, sarete meno arrabbiati, e vi farete un gran dono: vi regalerete una splendida festa del Papà.

Che lo abbiate vicino o lontano, che sia stato il papà dei vostri sogni o meno, c’è stato e questo vi ha permesso di esserci. Non vi sembra questa già una gran bella ragione per FESTEGGIARLO?

 

Auguri a tutti i papà che hanno potuto seguire da vicino i passi dei propri figli e a coloro che li hanno dovuti seguire da lontano. A coloro che non hanno avuto la forza di agire diversamente, e a quelli che sono contenti di aver saputo muoversi tra le varie difficoltà.

Auguri al mio papà che anche se tuttora ancora più lontano non l’ho mai sentito tanto vicino e che nonostante le difficoltà e i limiti che a volte non ho voluto o saputo capire non ha mai cessato di amarmi per un solo istante.

AUGURI 

Marìka