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La casa come il cuore

Avete mai fatto caso che in un gruppo sono sempre i soliti ad invitare gli amici a cena ? Non è soltanto una questione di spazi e culinaria…

Se pizzerie e ristoranti non rischiano di tramontare nelle abitudini sociali, nonostante la crisi che incombe sempre più il “merito” è paradossalmente da attribuire alla nostra avarizia di cuore. Infatti che la casa rappresenti fisicamente la parte più intima del nostro essere non è un modo di dire, e che siano in pochi a gradire la condivisione anche questo è un dato di fatto. I pretesti che saltano sicuramente agli occhi sono la mancanza di spazi che permettano di ospitare e la difficoltà di preparazione per più persone oltre al disagio in caso non ci si reputi dei/lle parodi/e di casa ordinati. In realtà esistono case di dimensioni che rasentano le soglie lillipuziane dove basta bussare, senza neanche avvisare, per essere accolti a braccia aperte e con un gran sorriso, mentre altre dove i salotti, semmai di pregio che, dopo anni, sono praticamente intonsi come appena usciti dal mobilificio.

E se la presenza di un/a cuoco/a provetta può facilitare l’accoglienza ma non ne costituisce sicuramente il punto nevralgico.

Ma anche una volta varcati l’ostacolo dell’invito, semmai programmato sei mesi prima, quali sono i segnali di un’accoglienza gradita o dovuta ?

Fisicamente l’ospite risponde al citofono con entusiasmo, anche se semmai frettolosamente perché rischia che gli si bruci l’arrosto, ma troverà il modo per accogliervi o in casi estremi favi accogliere da qualcuno, sulla porta di casa.

Una volta entrati in casa, notate il posto che viene riservato al vostro soprabito. L’ospite avezzo alle visite sarà sicuramente fornito di un porta abiti capiente, e nel caso questo non ci sia o sia già occupato dagli indumenti dei famigliari notate se il vostro viene riposto sul divano, più vicino all’uscita pronto per esservi riconsegnato, o in camera da letto.

La scelta degli ambienti è un altro segnale molto forte. Scegliere di creare un unico ambiente cucina e soggiorno o lasciare una stanza, semmai la prima, destinata al salotto non sono scelte che dipendono solo dal gusto estetico.

Negli ambienti chiusi, si nasconde un desiderio di perfezionismo che spesso non può essere preteso, se non con degli sforzi nettamente maggiori, da chi sceglie di vivere in ambienti aperti. L’assenza di un disimpegno, infatti, o di una stanza sempre in ordine dove dirottare subito visite inaspettate, non permette di preservare la quotidianità della famiglia dagli sguardi esterni (piatti da lavare, disordine, asse da stiro etc.).

Le porte e le finestre sono un elemento essenziale della personalità. Non solo per il colore o lo stile (classico, eccentrico, elaborato, ecc.) ma perché indicano l’apertura. Attraverso porte e finestre è possibile la comunicazione tra una stanza e l’altra e simbolicamente tra una parte ed un’altra della nostra sfera emozionale. Le finestre aperte se fisicamente permettono il riciclo dell’aria, figurativamente offrono un accesso all’esterno, anche se sempre condizionato (difficilmente facciamo entrare qualcuno dalla finestra) se poi, anche se ovviamente a ragion di causa ci sono zanzariere fisse o inferiate è chiaro che il segnale che si percepisce immediatamente è una necessità si tutelarsi dall’ambiente esterno (da tutto quello che non percepiamo come noi e parti di noi). Per le porte il discorso è ancora più evidente. Intanto aspettare un ospite con la porta chiusa non è solo un segno di poco garbo, ma sicuramente di chiusura (non apro la porta per timore che possa entrare un estraneo, ma ho altro da fare per prendermi cura dell’arrivo dell’ospite), può succedere una volta, specie se con persone di famiglia, ma in caso contrario non sarà difficile che l’ospite percepisca la sensazione di trovarsi inchiodato in una stanza temendo anche di chiedere il permesso di andarsi a lavare le mani, e comunque passerà per corridoi bui costeggiati da porte chiuse e con le chiavi infilate nelle toppe.

Se a tutto questo si associa l’accostamento dei colori, la personalità del nostro anfitrione sarà grosso modo completa.

Come per tutte le cose, le generalizzazioni non sono mai perfette e attendibilissime, ma in linea di massima non aprire le porte delle nostre dimore ai nostri amici indica una mancanza di fiducia in loro (temiamo di non essere capiti e criticati o sfruttati) e in noi (quello che possediamo non è degno di essere condiviso) e, come per tutte le cose, anche il suo esatto contrario ovvero un eccesso di superbia (troppo prezioso per condividerlo con chi non ne avrebbe la stessa cura). In entrambi i casi sottovalutiamo le nostre capacità di scelta, le nostre qualità d’animo e il nostro cuore, dimenticando che se gli individui si incontrano, le persone comunicano.