Siamo prigionieri di ciò che pensiamo?

Milioni di volte si parla di comunicare, di crescere, e ci si ritrova nel difficile compito di tentare di far comprendere ad un adulto che la crescita spirituale non è limitata a quella ossea. Nella Newsletter di aprile 2006 di TKTConsulting ho trovato un intervento interessante che spero sia chiarificatore, non soltanto per chi già sa di cosa si sta parlando, ma anche per chi potrebbe cominciare a mettere in dubbio che il suo punto di vista sia sempre quello "giusto"…

“20 aprile 2006

Siamo prigionieri di ciò che pensiamo?

E’ capitato forse anche a voi di avere una conversazione con qualcuno e, alla fine di ore e ore di parole, restare con l’impressione che il vostro interlocutore sia prigioniero di ciò che pensa, come se fosse fuso nel suo mondo di pensieri. Come se fosse incatenato all’ultimo sedile dell’autobus, con qualcun altro che guida. E in quel caso vi dispiace, non perché volete avere ragione, ma perché sapete autenticamente che quell’apertura a quella persona farebbe bene.

Avete mai pensato però che potrebbe essere così anche per voi? Vi siete chiesti se per caso siete voi ad essere incatenati a qualche autobus di pensieri che in alcune circostanze della vita vi impediscono di farne esperienza piena e vi appesantiscono?

Se ai vostri pensieri, al vostro cervello, non date indicazioni, direzioni, possibilità di scegliere, viaggerà a casaccio, o resterà bloccato, oppure altre persone avranno modo di dirigerlo al posto vostro.

La sorprendente scoperta fatta recentemente dagli studiosi del cervello e dei suoi meccanismi è che anche il cervello di un adulto può modificarsi se allenato anche con un piccolo aiuto esterno. Questi cambiamenti (che sono pure visibili a detta degli scienziati) mettono in moto nuovi comportamenti e nuovi pensieri. Si legga a questo proposito il bel libro di Stefan Klein, La formula della felicità.

Già Socrate con la maieutica l’aveva capito, e usava la conversazione per facilitare la piena espressione dei suoi discenti, si leggano a questo proposito L’apologia di Socrate, il Teeteto e il Critone, scritti da Platone. Socrate si definiva un ostetrico di anime (maieutica=arte dell’ostetricia, il mestiere di sua madre Fenarte), ossia il suo compito non era quello di insegnare la verità (del resto egli sa di non sapere), ma piuttosto quello di aiutare l’interlocutore a partorire ciò che per lui/lei è vero, con i propri mezzi (al contrario di chi vuole imporre le sue vedute con l’arte della persuasione), e alleggerirlo, come fanno oggi gli allenatori alla vita”.

Silvana Kühtz

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