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La storia del bruco

Forse i soli bruchi che non si risvegliano crisalidi sono quelli che non credono nel proprio sogno. Credere in un sogno non è certo cosa facile. Spesso non facilita la comunicazione con gli altri. Soprattutto se il sogno è grande, e difficilmente condivisibile, preferiamo non spiegare perché visto che sentiamo che perderemmo energie preziose senza sentirci compresi, ma se la comunicazione interna nostra è buona…allora non ci sarà nessun elemento esterno che ci potrà mettere in dubbio la riuscita del nostro sogno…e allora sarà facile lasciarsi andare col cuore ricolmo di fiducia.

La storia del bruco

Un piccolo bruco camminava verso la grande montagna. Incontrò un grillo che gli chiese dove andasse. Senza smettere di camminare, il bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno: sognai che ero sulla cima della montagna e da lì potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e così voglio realizzare il mio sogno.” Sorpreso, il grillo disse al bruco che si allontanava: “Devi essere pazzo! Come farai ad arrivare fin là???? Tu, un piccolo bruco?? Per te, una pietra sarà una montagna, una piccola pozzanghera sarà un mare, e qualsiasi ramo sarà una barriera impossibile da oltrepassare.” Ma il piccolo bruco era gia lontano e non lo sentì nemmeno. I suoi piccoli piedi non smettevano di muoversi. Poi sentì la voce dello scarafaggio: “Dove vai con tanto sforzo?” Già sudato fradicio, il piccolo bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno: sognai che ero sulla cima della montagna e da lì potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e così voglio realizzare il mio sogno.” Lo scarafaggio si mise a ridere, e disse: “Ma se neanche io con le mie grandi zampe comincerei un’impresa così difficile! E rimase a ridere del bruco, mentre questi, incurante, continuava la sua strada. E così ugualmente il dialogo fu lo stesso con vari personaggi che il bruco incontrava nel suo cammino: col topo, il ragno, la rana e il fiore. Tutti gli consigliavano di smettere. “Non arriverai mai..!”, gli dicevano. Ma il piccolo bruco continuava a camminare, perché dentro di sé sentiva che doveva farlo. Stanco e senza forze, sentendosi sul punto di morire, decise di fermarsi per riposare e costruire, con un ultimo immane sforzo, un posto per dormire quella notte. “Cosi mi sentirò meglio.” pensò tra sé. Ma quella notte morì. Per giorni, gli animali si avvicinarono a vedere i suoi resti. Lì c’era l’animale più pazzo del mondo, che aveva costruito la sua tomba come un monumento alla mancanza di buon senso. Lì c’era l’ultimo rifugio di uno che rincorreva un sogno. Giorni dopo, in una mattina di splendido sole, mentre tutti gli animali si riunirono intorno a quello che era diventato un monito per tutti loro, all’improvviso, successe un fatto che lasciò tutti a bocca aperta: quel bocciolo grigiastro cominciò a rompersi e con meraviglia videro spuntare un paio di occhi e due antenne……… A poco a poco, videro anche spuntare due bellissime ali dai colori stupendi. Era una farfalla! Nessuno disse niente perché già sapevano cosa avrebbe fatto quella farfalla: sarebbe volata in cima alla montagna a contemplare, da lassù, tutta la valle, e così realizzare il suo sogno, il sogno per il quale era vissuta e s’era sforzata fino a morire ed a rinascere per realizzarlo. Tutti s’erano sbagliati, ma il bruco era certo che ce l’avrebbe fatta!

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Come già segnalato, questa storia che appare nella rubrica “L’angolo di Tracy” non è di mia invenzione e neanche di molti che riascoltandola nel tempo, e caricandola di Insegnamenti e di particolari l’anno compresa a tal punto da farla propria, ma come sempre le cose acquistano un valore rispetto a cosa esse simboleggiano per noi, e per tanto possono essere di tutti e di nessuno allo stesso modo. Una storia la scrive una persona, ma qualora è profonda e tocca le corde universali del cuore non può che non appartenere a tutti.