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Facile fare illazioni, difficile lavorare sul cuore della gente

I poliziotti godono a picchiare gli ultras, le docenti vano in estasi a farsi molestare dai loro alunni e i giornalisti? Godono a fare illazioni per inculcare il giudizio del perverso senza assunzione di responsabilità!

La professione dei giornalisti è una delle professioni più nobili ed ignobili allo stesso tempo. Il gioco della parola diventa molto spesso perverso e l’arte diventa una vera e propria guerra alla ultima lettera.

Sono sempre pronti a sferrare la spada contro qualcuno e contro di loro chi la sferra?

E’ decisamente indegno. Fare illazioni sul piacere che può provare una giovane docente a farsi molestare dai suoi alunni o mettere in dubbio che sia stata una vendetta dovuta ad un comportamento troppo rigido dell’insegnate. Quindi cosa sarebbe questa donna una pervertita o una carabiniera? O entrambe le cose?

E ignobile! E’ decisamente ignobile questo atteggiamento di cercare di giustificare ad oltranza i ragazzi. Di additare senza provare che significa veramente stare in una classe e prendersi cura di 20 o anche 30 persone contemporaneamente, mantenendo tutti gli equilibri possibili.

E’ indubbio che essere genitori è uno dei mestieri più difficili del mondo, ma anche essere professori non è uno scherzo, la cosa importante che entrambi dovrebbero stare dalla stessa parte: difendere la crescita dei giovani, e per farlo c’è bisogno di fiducia e collaborazione reciproca.

Certo è ovvio, vivendo 20 ore al giorno alla ricerca di una notizia è difficile resistere al gusto del piccante!!!

Foto inequivocabili?

Io non dico che sia vero o falso perché non ero presente e come tale mi sembra giusto che il comportamento di TUTTI sia l’astenersi da facili giudizi, anche d’avanti a presunte “prove schiaccianti”, quali un filmato che abbiamo avuto modo di constatare più volte come possa essere manipolato, specie UN ANNO DOPO! E poi perché un anno dopo? Un anno non modifica certo le posizioni dei colpevoli o degli innocenti! Non sarà forse che nel boom attacco docenti questa notizia andava alla grande, proprio come la preside picchiata da una madre, ed episodi sicuramente meno gratificanti che denunciano senza ombra di dubbio quanto non sia così facile prendersi cura dei figli degli altri, specie in realtà (questo molto spesso viene taciuto) disagiate e completamente abbandonate da qualsiasi intervento pubblico o privato.

La diffusione di simili notizie non rispondono ai tre filtri di Socrate che soprattutto non portano alcun cambiamento e tanto menoalcun effetto positivo ma solo continuare a screditare una categoria fin troppo impotente, e sobillare l’emulazione anche nelle realtà apparentemente più tranquille.

La cosa certa è che passando tutti noi troppo tempo a lavorare, ne passiamo decisamente troppo poco con i nostri ragazzi.

Troppo facile delegare tutto alla scuola. Quante ore i ragazzi passano con ogni singolo insegnante? 2, 4, 8 ore alla settimana? Che carisma devono avere queste persone, additate sempre come nulla facenti e inetti, se poi riescono a scombussolare l’“educazione” di anni di famiglia e soprattutto della baby-sitter TV.

Certo la Tv non è nociva di per se, ma il cattivo e spropositato uso certo che lo è. E’ facile giustificare quando si avvertono i sensi di colpa dettati dalle mancanze delle nostre responsabilità.

Anche io sono un’insegnante, e non sono qui per prendere le difese della categoria. I docenti sono delle persone, e come tali non sono infallibili, e non sempre ricevono una preparazione adeguata quando mettono piede in classe, se la devono costruire a loro spese morali e materiali. Ma sicuramente posso credere alla collega quando dice che i ragazzi con lei hanno uno splendido rapporto e parlano apertamente, perché se c’è una cosa certa è che i ragazzi, i VOSTRI FIGLI, quelli che ci affidate tutti i giorni, quelli per i quali molto spesso non avete cinque minuti di tempo per venire a parlare delle loro difficoltà quando siete convocati, in realtà non hanno bisogno dei telefonini, e dei videogiochi all’ultimo grido quanto hanno bisogno di parlare e di confrontarsi. Ne hanno un tale bisogno che sono disposti a parlare con noi perfetti estranei e raccontarsi.

Certo poi non essendogli stato insegnato il rispetto per il ruolo, se non a parole, associando l’insegnante al nemico o all’amico finiscono spesso per sconfinare i limiti.

Crescere non è facile, e lo diventa sempre di meno. Senza limiti, senza modelli, non si cresce, si va solo allo sbaraglio. Siamo diventati iperprotettivi. Sicuramente prima l’educazione era troppo austera, ma non è giustificando che gli si insegna a crescere allo sbarglio. E soprattutto non è additando e mettendo sotto la lente di ingrandimento ogni atteggiamento più o meno serio, perché in questo modo altro non si fa che alimentare l’unica cosa che cercano: il bisogno di essere visti e di sentirsi protagonisti.

E’ indubbio che essere genitori sia un “mestiere” difficilissimo, ma anche essere docenti non lo è meno. Entrambi hanno però l’obiettivo comune di prendersi cura della crescitra di qualcuno, e perchè questa avvenga in modo sano l’ambiente dev’essere integro. L’unione di queste due figure tramite il dialogo e la comprensione e il sostegno reciproco, crea sicuramente una visione più tranquilla e appaga il desiderio di accoglienza di cui tutti, ma soprattutto i ragazzi, hanno particolare bisogno.

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