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Per ottenere collaborazione, 1° regola: Mostrare Rispetto

“Ogni suggerimento per lavorare meglio è gradito: parlatene con [loro], che ne parleranno con noi”. Sembra una frase banale e lecita. Ovvio non posso gestire tutto da solo, devo delegare il mio lavoro a qualcuno che mi riorganizzi tutte le richieste e mi faccia il quadro della situazione. Eppure basta un’osservazione di questo tipo per distruggere un discorso nel quale il tentativo principale dovrebbe essere: rimotivare un gruppo di persone impegnate in un progetto comune che hanno perso l’entusiasmo a causa proprio della poca presa in considerazione del loro lavoro.

Siamo talmente abituati a ragionare con i nostri meccanismi che poco, troppo poco, spesso prendiamo in considerazione il lavoro e la sensibilità degli altri.

Ci creiamo delle forme di gerarchia per le quali io “posso” o “non posso” qualcosa a seconda della persona con la quale sto parlando e poi…ci perdiamo nelle più banali regole di educazione e di rispetto.

La gente si ostina a voler esporre le proprie idee e compie sempre lo stesso errore, cura molto poco la forma e i mezzi.

Se sono intenzionato/a a riaprire un dialogo a proporre qualcosa di innovativo a spingere verso un cambiamento una o più persone, non posso intervenire come se scendesse il padre eterno impartendo regole (semmai anche giuste) imposte in modo indiscutibile.

Questo atteggiamento è destinato a creare malcontento anche tra subordinati remunerati e assoggettati ai cambiamenti arbitrati, figuriamoci se questa può essere una strategia adottabile per richiedere una collaborazione volontaria.

Se poi non solo non prendo in considerazione il parere dell’altro, perdendo di vista che sto chiedendo il suo aiuto, ma per giunta gli dico di confrontarsi con terzi, che si occuperanno di riferire, è ovvio che sto aumentando le distanze già presenti.

Se non ho una rivolta otterrò una defezione o comunque per amor di progetto chi continuerà farà fatica a rielaborare il malcontento.

Tutti noi abbiamo bisogno di comunicare, c’è chi ci riesce meglio e chi no e comunque non è mai facile.

Ma una volta compiuto l’errore che fare? Sicuramente evirare di ribadire le proprie idee. E ancor meno usare toni ironici (che sottolineano una fatua superiorità).

Anche ai migliori comunicatori capita di sbagliare. Ma come in tutte le cose anche la comunicazione ha il suo asso nella manica: le scuse e la riparazione.

Se non sono capace di comunicare non serve che smetta di provarci, ma ammetterlo. Piuttosto chiedo aiuto a chi riconosco che lo sa fare un po’ meglio non come filtro, ma come canale. Già questo premetterebbe un cambiamento immediato perché la differenza sarebbe sostanziale non solo nella forma ma anche nella essenza.

Se poi a tutto questo si aggiungesse un banalissimo “scusate i toni” o “vi chiediamo di rivolgervi a chi è più indicato di noi ad accogliere con cura le vostre richieste e a farcele presenti”, tra le risposte ci sarebbero molti più consigli e molte meno critiche da spulciare.

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