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Per ottenere collaborazione, 2° Regola: Non generalizzare

Perchè non crediamo più alle sollecitazioni dei politici quando ci dicono "dobbiamo...?" Vi siete mai chiesti perchè ci sono espressioni che pur partendo dalle migliori intenzioni finiscono per ottenere effetti contrari.

Un’abitudine abbastanza diffusa quando ci si rivolge ad un gruppo di lavoro e si cerca di spronare alla crescita o al cambiamento è: la generalizzazione.

Sembra il modo più semplice per poter affermare, anche in maniera dura le mancanze fino allora segnalate, con lo scopo di non voler ferire nessuno direttamente.

Purtroppo non è una strategia che si rivela spesso utile. Infatti corrisponde un po’ come sparare in aria. Nel migliore dei casi…non sortirà alcun effetto. Ma sfortunatamente è quasi inevitabile che generi una risposta a boomerang da chi a torto o a ragione si sarà sentito colpito.

Una generalizzazione che comprende una collaborazione tra me e l’altro implica anche che l’impegno che mi viene richiesto, lo stia facendo per primo l’altro.

Non possiamo usare espressioni che indicano un plurale majestatis e sperare che l’individuo responsabile non si senta ferire da quella generalizzazione che lo associa in qualche modo a chi fino a quel momento non ha fatto nulla. Tanto meno credere che chi non si è impegnato per capacità o volontà capisca che sia rivolto a lui il messaggio e risponda delle proprie mancanze.

Se richiedo collaborazione devo sapere che genere di collaborazione richiedo e da chi e cosa faccio io per primo per potermi rendere credibile.

Se devo evidenziare delle mancanze, ma anche se richiedo uno sforzo in più da chi già lavora bene, meglio che mi rivolga direttamente al mio interlocutore. Specie se il contatto visivo non è reciproco e la massa alla quale mi rivolgo è talmente grande che non tutti sono a conoscenza dell’operato di tutti.

In fin dei conti, richieste di aiuto, collaborazione, impegno (materiale o morale che sia) fanno appello ad una richiesta di responsabilità, e non posso richiedere la responsabilità di qualcuno se io per primo non mi prendo la responsabilità di dire a chi si rivolge il mio messaggio e centrare l’obiettivo.

Insomma se dal messaggio non si evince chiaramente che l’altro sono io, difficile che mi muova quando si grida “noi”.

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