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Individualismo o individualizzarsi?

Nel suo essere duale l’uomo è sempre in pieno conflitto dilaniato dalla volontà di riconoscersi quale appartenente ad un gruppo e voler nello stesso tempo affermare la propria individualità. Quando non si ha piena coscienza delle proprio essere individuo è facile però trascendere nell’individualismo.

E’ sempre una questione di distrazione. Distrazione verso l’altro, distrazione verso sé. Non avere piena coscienza di chi si è e di cosa si può muovere, queste sono le cause principe della poca cura dell’altro che spinge a farci riconoscere come degli individualisti.

Siamo troppo spesso abituati a ripeterci “se non ci penso io”, “devo fare tutto da me” etc. il che non è poi del tutto vero, dato che se “chi fa da sé fa per tre” come recita il vecchio adagio, ed io “faccio” anche per gli altri due…sicuro che a loro stia bene quel che faccio?

Ci muoviamo come se fossimo delle monadi, dimentichiamo di vivere in società costituite da gruppi, pur volendo fortemente appartenevi e consideriamo così poco il nostro valore da non considerare quanto il nostro comportamento possa realmente influenzare le vite altrui.

Allora spesso si creano quei malumori che non vengono svelati, per timidezza, o perché si crede sia complicato da spiegare, ma se uno dei due ci rimane male, la relazione, presto o tardi si incrinerà e anche malamente.

Certo a tutti fa piacere essere sollevati di tanto in tanto dalle responsabilità, ma non è la stessa cosa se vengono prese delle decisioni che ci coinvolgono e ci viene fatta la cortesia di farcelo sapere solo dopo.

E’ molto importante saper affermare i propri bisogni, ma è altrettanto importante avere coscienza delle nostre mosse. Non possiamo andare dal superiore chiedergli di spostare una riunione per esigenze personali e comunicare solo dopo al team che la riunione è stata anticipata, senza aspettarci dei malumori.

E’ un po’ come giocare da fuoriclasse a spese degli altri: “io penso alle mie esigenze, se poi questo significa che gli altri dovranno scombinare i piani per preparare il materiale prima del previsto…non è certo colpa mia”.

A volte basta veramente poco per evitare questi inutili dissapori. Basta aprirsi, far condividere all’altro le proprie difficoltà, comunicare/chiedendo “sai è un periodaccio, devo andare a chiedere al capo di anticipare la riunione del mese prossimo. Poi se hai problemi ci mettiamo d’accordo e finiamo il lavoro insieme se ti va.”

Questo significherebbe vedere l’altro, individuarsi e individuare l’altro, comunicare con chiarezza e saper prendersi il proprio “potere di” e non “su”.

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