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Quell' odioso "Ciao"

E' un problema di età o di snobbismo? O semplicemente di rispetto di sè e dell'altro?

Sempre più si diffonde la poco elegante abitudine di “dare del tu” a perfetti sconosciuti. Che si entri in un negozio, si faccia rifornimento al benzinaio è sempre più usuale che la persona interloquisca con voi dandovi del tu, e rispondendo al vostro “arrivederci” con “ciao”.

Si tratta di un’abitudine probabilmente importata da oltre oceano dove non esiste differenza tra il “tu” e il “voi” (you) ma che viene ancora percepito molto male, specie se a permettersi di usare il tu sono giovani (troppo giovani). La colloquialità da più facilmente luogo all’idea che la preparazione e l’educazione del nostro interlocutore non sia delle migliori. Dilagando così un senso di “pappa e ciccia” decisamente inadeguato a molte situazioni.

Sia chiaro, non è il “tu” o il “voi” ad assicurare il rispetto e le distanze, ma anche in questo esistono regole, se volete non dette, di quel galateo del comunicare che si mostrano come biglietti da visita.

E’ quasi ormai del tutto diffusa la abitudine di passare dal “lei” al “tu” negli ambienti di lavoro, laddove però il superiore autorizzi tale passaggio.

Non è carino entrare in qualsiasi esercizio e cominciare a dare del tu all’esercente e tanto meno riceverlo. Sono d’accordo con Beppe Severgnini e Mattia Butta nel dire che in un caso è decisamente “volgare” (si fa percepire l’idea di considerare la persona al nostro servizio), mentre nell’altro si tratta di un vero e proprio”cazzotto“, che lascia percepire il grado di ignoranza dell’interlocutore. Certo dopo le prime battute e aver accertato il feeling non solo è naturale passare al tu, ma anche auspicabile. Ovvio che non mi sento d’accordo su tutta la linea e soprattutto con determinati termini e prese di posizione di Eco, però bisogna sempre avere ben chiara l’idea di chi abbiamo di fronte di quanto e come vogliamo entrare in contatto con l’altro e rispettare le sue distanze se vogliamo che rispetti le nostre.