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Un Natale Speciale

E' vigilia, siamo alle soglie del Natale, come sempre alle prese con le corse per gli ultimi acquisti sia per i ritardatari sia per gli invitati a sorpresa,. La rete come le strade sembrano essere un po' più disertate del solito, ad eccezione dei turnisti e degli irriducibili p.c. dipendenti sembra che il gran fermento si sia trasferito nelle cucine, affollate di donne per lo più ai fornelli, pronte a preparare le migliori leccornie in ogni regione d'Italia.

Io quest’anno ho deciso di prendermi un po’ di riposo, avendo la fortuna di avere chi prepara per me, ed essermi goduta i giorni scorsi a zonzo con mia madre, tento di resistere alle tentazioni mangerecce stando il più lontana possibile da qualsiasi cucina. Assaporandomi il momento dell’incontro, con volti familiari anche se semmai da tempo non visti, e mi godo le mail, i messaggi e le telefonate di auguri di amici e parenti…

Ripenso ai giorni precedenti, nei quali scenari ormai comuni si sono manifestati alle presentarsi delle solite domande “con chi passi il Natale?”, “Che fai in queste feste?”.

Sono felice di aver potuto dire resto a casa. Non più presa dalla frenesia di fare qualcosa di diverso o di dover raggiungere un luogo lontano per raggiungere i miei affetti che sono quasi tutti dove risiedo, circondata da una cerchia di amici che sempre più prede le fattezze della mia famiglia perché sempre di più cresce l’affetto e diventiamo familiari gli uni con gli altri. E sono grata anche di quella famiglia d’origine, forse non proprio da Mulino Bianco, ma che ho sempre avuto e che anche quando proprio non mi capisce e non comprende le mie scelte, per lo meno si adegua e attende sperando che la vita premi il coraggio.

In questo scenario di dolci e balocchi il mio pensiero non può però non rivolgersi a quanti tra noi non riescono a godere di quel che hanno, ma si affliggono per la solitudine che li attanaglia. Chi può veramente dichiararsi immune da essa? Credo nessuno sinceramente, a volte di vive soli e si ha una vita piena a volte si è circondati da persone eppure si sogna solo di fuggire. Qualsiasi situazione potrebbe generare solitudine se è dentro che si coltiva l’isolamento.

In questi giorni non so quanti volontari saranno a disposizione di coloro che avranno bisogno di una voce amica e risponderanno al telefono. Una lodevole iniziativa, un bel palliativo, ma dopo questi giorni cosa sarà restato oltre a fiumi di telefonate? Parlare, sfogarsi è bene, ma se questo produce cambiamento. Se no, serve solo a svuotare un po’ il vaso per permettere di riempirlo con le stesse cose. Io per esempio, sono rimasta da sempre colpita, di quante volte io per prima, dato il mio nucleo strettamente ridotto, abbia comunque visto fallire tutti i miei tentativi nell’organizzare con persone che lamentano la mancanza di una famiglia propria e la noia e l’imbarazzo di sentirsi di peso da parenti che dichiariamo essere più o meno “serpenti”. Gli alibi sono molteplici, e tutti perfettamente giustificabili. D’altro canto quando siamo nel problema chi è più bravo a compatirci di noi stessi? E non crediate che non capisca l’ostinazione essendone ahimè io per prima vittima. Ma la vera domanda è: sicuro che non voglio stare da solo? Sicuro che voglio scegliere con chi vivere?

Io mi auguro veramente che ciascuno di noi passi un sereno Natale, è vero è un Natale di crisi economica, ma sarebbe interessante se riuscissimo a recuperare un po’ di quella spiritualità che facciamo fagocitare dal nostro materialismo e se ciascuno di noi potesse passare il Natale con il solo dono delle persone che più ama, o sforzarsi di aprirsi un po’ ed incontrare semmai quelle che imparerà ad amare.