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Perché la chat nasconde in sé una comunicazione malata

Gli incontri a seguito di una conoscenza in chat stanno moltiplicandosi a vista d'occhio e si cerca di fare di tutto (pubblicità compresa che indica il consenso dei genitori!!!) perché la società li accetti e non li etichetti come spesso si è visto spegnere l'interesse o fare smorfie strane ogni qualvolta qualcuno abbia dichiarato di aver incontrato il proprio compagno/a in chat. Ma anche se la società cambiasse al punto da reputarlo un modo per conoscersi assolutamente normale al pari che incontrarsi in comitiva o abbordare una ragazza, il mezzo in sè nasconde alcune insidie per garantire il successo della coppia.

Come fiumi di letteratura hanno già scritto la difficoltà di avere un maturo rapporto di coppia è spesso legato ai retaggi con la prima coppia che abbiamo conosciuto, quella genitoriale, che spesso si rivela una vera e propria simbiosi destinata a non risolversi se non con l’impegno e la riconoscenza. La conoscenza via chat, oltre a nascondere in sé le trappole della doppiezza dell’immagine (in chat puoi essere tutto ed il contrario di tutto) nasconde un’altra insidia: ripropone il rapporto simbiotico. Quasi mai le persone incontrate in chat si incontrano e si presentano reciprocamente ai propri gruppi di amici. Generalmente il contatto è un caffé e se il contatto visivo da conferma dal piacere provato durante quello che è l’essenza del contatto celebrale allora la conoscenza continua, ma sempre a due, almeno fino a quando il territorio non è ben demarcato e si sceglie di trasformare la storia in un’amicizia esclusiva se non addirittura in un rapporto di coppia, dove, con il tempo, semmai dopo aver trovato mille scuse alla domanda del “ma come vi siete conosciuti” finite per presentarvi reciprocamente ai rispettivi amici e mondi.

Ovvio, come in tutte le cose, la generalizzazione non è possibile, però il contatto via chat conserva in sé una modalità propria di chi in qualche modo teme il contatto. Ora, l’evoluzione delle relazioni nate in questo modo è soggetto, come tutto a molteplici variabili come la quantità di timore e le problematiche reciproche, dal riconoscimento delle stesse e dalla reale volontà e impegno nel prendersene cura.

Attenzione però, ogni nostra azioni parla di noi, delle nostre problematiche, di come vogliamo o non vogliamo superarle, non c’è da demonizzare la chat e chi la usa, semplicemente ci sarebbe da interrogarsi sul perché esista questo forte bisogno di prendere coraggio da dietro un monitor invece di coglierlo dal sorriso di chi incrociamo sul nostro cammino.

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