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Ma l'amore basta?

In realtà no. Almeno non l'amore bastato sul colpo di fulmine che non preveda basi in comune, specie culturali e quanto meno spirituali ma a dispetto del titolo la commedia trasmessa qualche giorno fa su rai uno (L'amore non basta) sembra voler dimostrare a tutti i costi che l'amore, almeno in alcuni casi "basta" e come.

Se fosse interpretato come una commedia non solo non ci sarebbe niente di strano, ma si potrebbe veramente godere come di un momento di evasione. Purtroppo i modelli di proposti dalla televisione diventano sempre più emulati e le informazioni filtrate distorcono le regole non scritte ma pur sempre rispettate.

Non si tratta di fare i classisti, ma semplicemente in un mondo nel quale tutti sognano di vincere al totocalcio o al super enalotto senza neanche giocare, e comunque invidiando la vita altrui, senza guardare i sacrifici che comporta o tanto meno farne, far passare il messaggio che le classi sociali e soprattutto culturali non esistono…è davvero esagerato se interpretato tout court.

Il concetto di classe sociale è generalmente più chiaro nella natura dell’uomo che non si capisce perché dice di non farci mai caso se la compagna è socialmente, economicamente e culturalmente superiore, peccato che difficilmente accetti il contrario. E fin qui tutto bene, se una volta conquistata non riemergesse il senso di “inferiorità” che dopo i primi momenti e mesi di estasi porterebbero al liti irrisolvibili. Ed anche in questo caso non fa eccezione. Una bella Veronica Pivetti (Carola), donna di ottima famiglia, appassionata di libri tanto da aprire una libreria che non solo non le da il minimo sostentamento ma per giunta deve difendere con le unghie e i denti dal delinquente di turno, si innamora di un, per quanto bravo e simpatico, ma non certo adone, Francesco Salvi (Mario), di origini modeste, fruttivendolo con figlio a carico. Senza considerare il “vogliamoci bene” dell’ex-marito gay e dell’ex-fidanzata tassista, il figlioletto cleptomane che finisce per rubare libri con debito consenso di quella che di lì a poco chiamerà “mamma” (ovviamente una donna che non lo è visto che la sua, come si vuol nella finzione, non interviene proprio mai e non crea alcun elemento di disturbo nela neo coppia!!!) e il corteggiatore straricco rifiutato senza batter ciglio…Diciamo che gli elementi per essere quella che viene definita normalmente una pseudo americanata (o come preferiamo noi un’americananta taroccata) ci sono veramente tutti. Nella vita reale la storia chiave non reggerebbe, tanto nel pubblico (non è un caso che gli amici di Carola ben “etichettano” la situazione), né nel privato dove come viene anche mostrato di tanto in tanto dalle continue liti dovute agli inevitabili punti di vista discordanti, la riappacificazione, nella vita reale non sarebbe così facile e scontata.

Ma la commedia è davvero piacevole e soprattutto cela delle verità che sono poco analizzate ma pur sempre reali.

Ovvero quello che tiene in piedi la storia, non è soltanto la particolarità, ma un certo tifo che suscita nel telespettatore. Carola e Mario si ritrovano su un solo punto (oltre a quello fisico!!!) la semplicità e la pulizia degli ideali. Anche se poi anche qui i pasticci e le bugie non mancano.

Ma l’uomo devoto capo famiglia, capace di prendere decisioni (anche se poi non è ben chiaro come per dimenticare una delusione d’amore sia sul punto di lasciare il figlio per andarsene in America!!!) è sicuramente lo stereotipo più amato dalle donne, che continuano a fingersi desiderose di carriera e di lavoro, ma che in realtà amerebbero molto di più poter stare a casa e curare il proprio mondo, semmai con un’attività, più legata alla passione che al dovere, giusto per non ripiegarsi in tutto e per tutto sulla famiglia, ma sicuramente non dovendo dividersi freneticamente.

E’ indubbio che siano le storie ideali le più amate e le più seguite. Fin dalle favole si ama il lieto fine, il ritrovarsi di Carola e Mario non lascia l’amaro in bocca come nel caso dell’agente immobiliare che gioca il ruolo del “principe consorte” e del perdono da parte della moglie che poco si cura se chi le sta affianco lo faccia per amore o per interesse. Ma sulla scena finale a chiunque resterebbe la domanda “quanto durerà?” E’ lei che cambia i suoi orari, che rinuncia agli amici che finisce per addormentarsi anche durante la presentazione dei libri nella sua libreria…Bisogna accettare di rinunciare ad uno dei due mondi (e se non si vuol essere troppo dissonanti è sempre quello un po’ più “elitario” che dev’essere abbandonato). E anche quando si rinuncia, l’origine riemerge, in ogni ragionamento e modo di affrontare i problemi.

In tutto ciò l’immagine di donne molto più fragili e bisognose di amore di quanto in realtà non mostrino è sicuramente la chiave veritiera di fondo di questa come di tutte le storie a lieto fine…solo che per esserlo nella realtà forse bisognerebbe avere anche il coraggio di ricordarsi che l’amore nasce dal cuore e che sono le cose che più amiamo che dovrebbero essere quelle amate e condivise dall’altro, e che non sempre chi si accontenta “gode”.

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