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Sensitivo o attento osservatore?

Chi di noi non è mai stato colto dal desiderio di ascoltare l'oroscopo della settimana, dalla cartomante tra le bancarelle delle feste di paese o da colui o colei che guardandoti fisso negli occhi afferma verità passate o future che ci riguardano?

Quali siano i poteri reali di queste persone non è certo argomento di disquisizione in questa sede, certo è che la cosa che accomuna tutte queste persone, che siano essere in buona o cattiva fede è la capacità di entrare in empatia con chi si relazionano. Un contatto immediato basato su un’acuta osservazione, di quelli che possono sembrare micro e a volte inesistenti segnali per i più. Se tutti noi ci allenassimo a coglierli non solo sapremmo stupire i nostri amici, ma sapremmo stupirci delle risposte della vita. Per esempio avete mai notato come, quando si organizzino le feste ci sia sempre chi sappia con precisione chi saranno gli invitati e chi invece pur affermando con certezza di aver avuto conferme si ritrova a ricevere bidoni o invitati a sorpresa? Tutto dipende dal contatto che si è avuto al momento dell’invito. Un sorriso ironico o imbarazzato, scambiato per un sorriso di gioia, un “faro del mio meglio per esserci” per “farò l’impossibile e ci sarò”. Se restiamo sintonizzati più sulle risposte che vorremmo avere invece che su quelle che realmente percepiamo, anche se le forzeremo, semmai pregando all’infinito gli altri di cambiare parere non otterremo molto se non un venire loro malgrado o metterli in condizione di mentire per farci smettere di pregare.

Ma attenzione sapere cogliere i segni non significa dare per scontato quello che accadrà, lasciare un margine alla sorpresa è sempre un ottimo sistema per permettere al nuovo di farsi strada. Quindi meglio cominciare a fidarci dei nostri sensi piuttosto che restare ad aspettare che qualcuno legga i segnali dato che noi scriviamo ora ciò che gli altri potranno leggere solo domani.